.jpg)
|
“Ed ecco,
quasi al cominciar de l’erta,
una lonza
leggiera e presta molto,
che di pel
macolato era coverta”.
(Dante
ALIGHIERI, LA Divina Commedia, Inferno, I, 31-33)
“Io avea una
corda intorno cinta,
e con essa
pensai alcuna volta
prender la
lonza o la pelle dipinta”.
(Dante
ALIGHIERI, La Divina Commedia, Inferno, XVI, 106 – 108)
“Qual
pargoletta damma o capriuola,
che tra le
fronde del natìo boschetto
alla madre
veduta abbia la gola
stringer dal
pardo, o aprirle ‘l fianco o ‘l petto,
di selva in
selva dal crudel s’invola,
e di paura
triema e di sospetto:
ad ogni
sterpo che passando tocca,
esser si
crede all’ampia fera in bocca”.
(Lodovico
ARIOSTO, L’Orlando Furioso, I, 34)
“Dopo la
pubblicazione dell’elenco, Costa ne ebbe tre pelli.
Posteriormente in un rapporto al Ministro dell’Interno il
Soprintendente di Chieti dichiarava essersi uccisa una
femmina in Borello, distretto di Lanciano”.
(Oronzio
Gabriele COSTA, Fauna del Regno di Napoli, Napoli 1839,
annotazione manoscritta di aggiornamento a cura del Dottor
Eugenio BETTONI).
“La fiera
dell’acutissima vista, che rimase perciò proverbiale, dagli
artigli retrattili come ogni animale del genere a cui
appartiene, dalla pelle folta di pelame e indanajata, dai
pennelli all’estremità delle orecchie, la Lince cioè,
altrimenti lupo cerviero, altra volta comune nell’antico
continente, rimane ora nella parte meridionale di Europa,
ne’ Pirenei, e negli Appennini dell’Abruzzo ultra secondo.
La sua pelle è molto ricercata; Uslivaga è il centro del suo
commercio. Nel 1735 fu uccisa una lince in Opi, come attesta
il Corsignani; nel 1818 un’altra in Alfedena dal cacciatore
Lombardozzi; una terza venne con l’archibugio accoppata dal
Lattanzi in tenimento di Aschi, terre tutte aquilane; la
quarta fu aspettata al varco in Villetta, terra pure della
stessa provincia, da chi scrive, ma passò lungi da lui tanto
da non poterle avventurare colpo. Cuvier ritiene, questo
rappresentare dei
Felis in Europa rimaner oggi solamente negli
Appennini napolitani. Del resto, è un animale rarissimo, e
son degli anni che non si è lasciato più vedere”.
(Lionardo
DOROTEA, Della caccia e della pesca nel Caraceno, Sommario
Zoologico, Napoli 1862).
“Ebbene,
questo animale è stato, al contrario, completamente
misconosciuto. E’ rimasto, per così dire, ignorato dalle
popolazioni che hanno vissuto a contatto con esso, né ha
lasciato alcuna traccia nel folklore delle nostre provincie
montane. La sua scomparsa lontana ed antica del nostro
territorio è stata affermata con singolare tenacia: e gli
zoologi più illustri hanno scritto, sulla Lince, autentiche
enormità”.
(Louis LAVAUDEN, Essai sur l’histoire naturelle du lynx,
Imprimerie Allier, Grenoble 1930).
« Nell’ambito di un’indagine preliminare svolta in proposito
su incarico del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche –
Commissione per la Conservazione della Natura e delle sue
Risorse), ho potuto raccogliere una serie di elementi ed una
basilare documentazione, che mi permettono di affermare con
ragionevole tranquillità che la Lince, malgrado ogni
asserzione contraria, è esistita realmente, almeno fino a
tempi non lontani, in diverse località appenniniche”.
(Franco
TASSI, la Lince nell’Appennino Centrale, Lavori della
Società Italiana di Biogeografia, nuova serie, Vol. II,
Siena 1971)
“In
conclusione, si può dire che se la Lince è stata considerata
estinta nei Pirenei, si è trattato nel risultato congiunto
di vari fattori, e soprattutto della sua rarità, che toccò
la soglia dell’estinzione tra 1900 e 1930. Successivamente,
beneficiò della sua estrema discrezione e della notevole
capacità di non farsi notare. Vivendo in aree segregate, e
poco frequentate, le probabilità di incontri con l’uomo
erano minime. Le sole informazioni disponibili nel periodo
1930-1970 vengono dai bracconieri e dai cacciatori di
pellicce, categoria questa ormai virtualmente scomparsa nei
Pirenei. La mancanza di interesse specifico per la Lince è
stata decisiva, perché i vari dati esistenti non sono stati
raccolti da nessuno. Inoltre, la Lince viveva all’ombra
dell’Orso bruno, ed occorreva ben più di un rapido sguardo
per scoprire che non era scomparsa. Ma oggi, questa è la
realtà accertata dal nostro studio. Speriamo che non sia
troppo tardi per lo straordinario animale”.
(Luc CHAZEL, Lynx survive in Pyrenees, Cat News, IUCN
Species Survival Commission, Bougy 1991)
“Per oltre
mezzo secolo, dunque, la Lince è stata virtualmente
cancellata dalla fauna italiana da parte della zoologia
ufficiale: e purtuttavia sussistono forti dubbi che a ciò
abbia corrisposto una effettiva totale assenza del Felino
dal nostro territorio”.
(Franco
TASSI, Bentornata Lince, Panda WWF, Anno XXVI, N. 5, Roma
1991).
|