CITAZIONI SULLA LINCE  (Raccolta da Franco TASSI, 1991)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,

una lonza leggiera e presta molto,

che di pel macolato era coverta”.

 

(Dante ALIGHIERI, LA Divina Commedia, Inferno, I, 31-33)

 

“Io avea una corda intorno cinta,

e con essa pensai alcuna volta

prender la lonza o la pelle dipinta”.

 

(Dante ALIGHIERI, La Divina Commedia, Inferno, XVI, 106 – 108)

 

“Qual pargoletta damma o capriuola,

che tra le fronde del natìo boschetto

alla madre veduta abbia la gola

stringer dal pardo, o aprirle ‘l fianco o ‘l petto,

di selva in selva dal crudel s’invola,

e di paura triema e di sospetto:

ad ogni sterpo che passando tocca,

esser si crede all’ampia fera in bocca”.

 

(Lodovico ARIOSTO, L’Orlando Furioso, I, 34)

 

“Dopo la pubblicazione dell’elenco, Costa ne ebbe tre   pelli. Posteriormente in un rapporto al Ministro dell’Interno il Soprintendente di Chieti dichiarava essersi uccisa una femmina in Borello, distretto di Lanciano”.

 

(Oronzio Gabriele COSTA, Fauna del Regno di Napoli, Napoli 1839, annotazione manoscritta di aggiornamento a cura del Dottor Eugenio BETTONI).

 

“La fiera dell’acutissima vista, che rimase perciò proverbiale, dagli artigli retrattili come ogni animale  del genere a cui appartiene, dalla pelle folta di pelame e indanajata, dai pennelli all’estremità delle orecchie, la Lince cioè, altrimenti lupo cerviero, altra volta comune nell’antico continente, rimane ora nella parte meridionale di Europa, ne’ Pirenei, e negli Appennini dell’Abruzzo ultra secondo. La sua pelle è molto ricercata; Uslivaga è il centro del suo commercio. Nel 1735 fu uccisa una lince in Opi, come attesta il Corsignani; nel 1818 un’altra in Alfedena dal cacciatore Lombardozzi; una terza venne con l’archibugio accoppata dal Lattanzi in tenimento di Aschi, terre tutte aquilane; la quarta fu aspettata al varco in Villetta, terra pure della stessa provincia, da chi scrive, ma passò lungi da lui tanto da non poterle avventurare colpo. Cuvier ritiene, questo rappresentare dei Felis in Europa rimaner oggi solamente negli Appennini napolitani. Del resto, è un animale rarissimo, e son degli anni che non si è lasciato più vedere”.

 

(Lionardo DOROTEA, Della caccia e della pesca nel Caraceno, Sommario Zoologico, Napoli 1862).

 

“Ebbene, questo animale è stato, al contrario, completamente misconosciuto. E’ rimasto, per così dire, ignorato dalle popolazioni che hanno vissuto a contatto con esso, né ha lasciato alcuna traccia nel folklore delle nostre provincie montane. La sua scomparsa lontana ed antica del nostro territorio è stata affermata con singolare tenacia: e gli zoologi più illustri hanno scritto, sulla Lince, autentiche enormità”.

 

(Louis LAVAUDEN, Essai sur l’histoire naturelle du lynx, Imprimerie Allier, Grenoble 1930).

 

 

« Nell’ambito di un’indagine preliminare svolta in proposito su incarico del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Commissione per la Conservazione della Natura e delle sue Risorse), ho potuto raccogliere una serie di elementi ed una basilare documentazione, che mi permettono di affermare con ragionevole tranquillità che la Lince, malgrado ogni asserzione contraria, è esistita realmente, almeno fino a tempi non lontani, in diverse località appenniniche”.

 

(Franco TASSI, la Lince nell’Appennino Centrale, Lavori della Società Italiana di Biogeografia, nuova serie, Vol. II, Siena 1971)

 

“In conclusione, si può dire che se la Lince è stata considerata estinta nei Pirenei, si è trattato nel risultato congiunto di vari fattori, e soprattutto della sua rarità, che toccò la soglia dell’estinzione tra 1900 e 1930. Successivamente, beneficiò della sua estrema discrezione e della notevole capacità di non farsi notare. Vivendo in aree segregate, e poco frequentate, le probabilità di incontri con l’uomo erano minime. Le sole informazioni disponibili nel periodo 1930-1970 vengono dai bracconieri e dai cacciatori di pellicce, categoria questa ormai virtualmente scomparsa nei Pirenei. La mancanza di interesse specifico per la Lince è stata decisiva, perché i vari dati esistenti non sono stati raccolti da nessuno. Inoltre, la Lince viveva all’ombra dell’Orso bruno, ed occorreva ben più di un rapido sguardo per scoprire che non era scomparsa. Ma oggi, questa è la realtà accertata dal nostro studio. Speriamo che non sia troppo tardi per lo straordinario animale”.

 

(Luc CHAZEL, Lynx survive in Pyrenees, Cat News, IUCN Species Survival Commission, Bougy 1991)

 

 

“Per oltre mezzo secolo, dunque, la Lince è stata virtualmente cancellata dalla fauna italiana da parte della zoologia ufficiale: e purtuttavia sussistono forti dubbi che a ciò abbia corrisposto una effettiva totale assenza del Felino dal nostro territorio”.

 

(Franco TASSI, Bentornata Lince, Panda WWF, Anno XXVI, N. 5, Roma 1991).

 

 

Per informazioni