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Il Calamaro gigante (Architeuthis spp.) è ben
più di una leggenda, come questa immagine d’un
esemplare di 9 metri catturato recentemente in Nuova
Zelanda mostra chiaramente. |
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C’è una scienza che studia animali interessanti e poco
noti, spesso misteriosi e talvolta addirittura
leggendari: ma trova assai scarsa udienza nei circoli
accademici, e viene rifiutata a priori, se non persino
ridicolizzata da qualcuno.
È la Criptozoologia, concepita per la prima volta nel
1959 dal geniale scienziato
Bernard Heuvelmans proprio per spaziare al di là delle
frontiere tradizionali della
zoologia classica, infrangendone uno dei tabù più
consolidati, e cioè l’idea di aver già scoperto tutta la
fauna sconosciuta esistente sulla terra. Già nel 1812 il
grande studioso Georges Cuvier aveva infatti
apoditticamente, benché poco prudentemente, sentenziato:
“Vi sono assai scarse speranze di trovare nuove specie
di grandi quadrupedi”. La storia delle esplorazioni
successive doveva, invece, clamorosamente smentirlo.
Perché proprio molti dei più grandi quadrupedi della
Terra vennero rinvenuti, identificati o descritti assai
più tardi, a dispetto di prevenzioni o scetticismi che
ne ostacolarono e ritardarono per anni il ritrovamento e
lo studio.
Basterebbe ricordare l’orso Kodiak dell’Alaska, il più
grande carnivoro del
mondo, scoperto solo alla fine del secolo scorso: il
tapiro di montagna, rinvenuto intorno al 1830 dal
naturalista francese François Desiré Roulin, mentre era
sulle tracce di un animale sconosciuto evocato dal
folklore degli Indios colombiani; il calamaro gigante,
descritto dal danese Johan Japetus Steenstrup nel 1856
mentre inseguiva il leggendario “serpente di mare”; il
rinoceronte bianco gigante del Sudan, trovato dal
colonnello Charles Hamilton Smith nel 1848, seguendo le
voci che favoleggiavano del mitico “unicorno”; il
gigantesco gorilla di montagna, che la scienza ignorò
fino al 1903, allorché l’esploratore John Hanning Speke,
dopo aver udito storie di strani “mostri” delle foreste
del Ruanda, decise di indagare più a fondo in proposito.
Ma soprattutto la straordinaria okapia del Congo, in cui
nessuno voleva credere, malgrado le precise descrizioni
di vari viaggiatori, a partire da quella di Henry Morton
Stanley nel 1890: e la cui esistenza venne finalmente
provata dal professor Ray Lankester a Londra nel 1901,
con enorme eccitazione dei circoli
zoologici e della stampa.

Il Regaleco ( Regalecus glesne), o Re delle
aringhe, è un raro e poco noto Pesce che vive
anche nei nostri mari, dove non ne sono stati
tuttavia riscontrati dagli studiosi individui
lunghi più di 3 metri. Anche se molti stentavano
a crederlo, non era da escludere che
raggiungesse dimensioni maggiori, e che potesse
essere all’origine di parte degli avvistamenti
del mitico “serpente di mare”. Questo esemplare
(che venne presentato come raccolto diversi anni
fa in California e misurava circa 8 metri di
lunghezza) mentre offre una convincente risposta
alle ipotesi Criptozoologiche, nascondeva un
altro “giallo”. Proveniva invece, come le
indagini alla Sherlock Holmes del Gruppo
Criptozoologia Italia hanno poi rivelato, dal
Delta del Mekong, nel Vietnam. |
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Il naturalista Bernard HEUVELMANS, “padre”
della moderna scienza della Criptozoologia,
con uno dei suoi amici preferiti, il
non-così-abominevole “uomo delle nevi” o
Yeti (Tavola di Alika LINDBERGH). |
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