LETTERE DELL’ON.LE FULCO PRATESI 

Presidente del WWF Italia e Presidente dell’Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo,

in risposta alle ripetute e precise domande del Socio WWF Daniele Melotti di Verona.

 COMMENTI RAGIONATI DI RISPOSTA

Inseriti in ciascun Capoverso dopo esser stati cortesemente forniti, su richiesta,

 dalla Famiglia Tassi (con ritardo di cui si scusa, avendo dovuto prima reperire

 la documentazione scomparsa e sentire i propri Consulenti Legali).

  LETTERA DEL 19 AGOSTO 2004

 Ø        ----- Original Message -----
> From: Fulco Pratesi <f.pratesi@wwf.it>
> To: 'Daniele Melotti' <daniele.melotti@tiscali.it>
> Sent: Thursday, August 19, 2004 6:07 PM
> Subject: R: Riscontro a e-mail di Antonio Pollutri, del 28/7 u.s., su
> "Situazione Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise"
>
>
> > Gentile Melotti,
> > rispondo alle sue richieste di informazioni come presidente del Parco
> > Nazionale d'Abruzzo, con la speranza di essere esaustivo. Per quanto
> > riguarda l'annosa vicenda dei 2000 faggi tagliati per sistemare le piste
> > all'interno del Parco, va detto che questi interventi sono stati resi
> > possibili, in un periodo in cui io non ero presidente e il Consiglio
> > Direttivo mancava, grazie ad un'intesa stretta tra il Parco Nazionale
> > d'Abruzzo e il Comune di Pescasseroli. Una volta tornato in carica e
> > constatando i danni, ho provveduto a inoltrare un ricorso al TAR, che è
> > stato respinto in base all'intesa di cui sopra. Un ricorso al Consiglio
di
> > Stato ha ottenuto la stessa sorte. Infine anche l'Unione Europea alla
> quale
> > mi sono rivolto, ha respinto il ricorso. Ricordo che al tempo
dell'intesa
> la
> > politica del Parco era seguita dal direttore Tassi.
> > Per quanto riguarda l'uccisione di orsi ai confini del Parco, si tratta
di
> > atti di bracconaggio, sopratutto con bocconi avvelenati, che ha
coinvolto
> un
> > numero piccolo (4 in tre anni) di esemplari di cui tre uccisi con il
> veleno
> > distribuito dagli allevatori ai confini laziali del parco e uno di cui
si
> è
> > ritrovato solo il radiocollare. D'altra parte i problemi lasciati dalla
> > precedente Direzione, con debiti fuori bilancio di molti milioni di euro
e
> > gravi mancanze amministrative, hanno causato un certo rallentamento
nelle
> > attività del parco, che ora finalmente hanno ripreso con grande slancio
> (si
> > sono tra l'altro scoperti recentemente almeno 4 bracconieri, di cui due
> > detentori dei veleni usati per uccidere gli orsi). Il taglio autorizzato
> nel
> > Vallone Tasseto di Villavallelonga riguarda, come tanti altri
all'interno
> > del Parco, gli usi civici, cioè la raccolta di legna per gli usi dei
> > cittadini in un bosco di scarso valore naturalistico. Se non avessimo il
> > grave deficit di cui  sopra avremmo potuto vietare il taglio
> indennizzando,
> > come richiede la legge, il Comune.
> > Tutti gli altri interventi in favore degli orsi di cui lei parla saranno
> > organizzati in base a quanto ci dirà il gruppo di esperti che sta
> studiando
> > le esigenze della specie. In tutti i casi il risarcimento dei danni, la
> > maggiore disponibilità di cibo per gli orsi e la aumentata sorveglianza
> sono
> > già in atto anche grazie agli aiuti che il WWF ha garantito al Parco in
> > termini di volontariato, sensibilizzazione, interventi sugli alberi
> > fruttiferi e quant'altro.
> > Se qualche carenza ancora si registra (vedi l'assenza del parco in
alcuni
> > stampati del Ministero) queste sono dovute sopratutto al tremendo
periodo
> > che il parco ha attraversato e dal quale sta uscendo grazie al nuovo
> > direttore e alla compatta solidarietà di tutto il Consiglio Direttivo,
in
> > carica dal 2000 e che ha operato per riportare l'Ente alla piena
legalità.
> > Spero di esserle stato chiaro.

 LETTERA + COMMENTI

 Gentile Melotti,

rispondo alle sue richieste di informazioni come presidente del Parco Nazionale d'Abruzzo, con la speranza di essere esaustivo.

 Malgrado il più accurato esame, non è stato purtroppo possibile trovare in queste lettere una sola argomentazione esaustiva, e neppure fondata e credibile. Segno di notevole improvvisazione e confusione? O di “intenti inconfessabili” da parte dei detentori del potere, sul genere di quelli rilevati da una famosa visita ispettiva dell’UICN nel lontano 1965?

 Per quanto riguarda l'annosa vicenda dei 2000 faggi tagliati per sistemare le piste all'interno del Parco, va detto che questi interventi sono stati resi possibili, in un periodo in cui io non ero presidente e il Consiglio Direttivo mancava, grazie ad un'intesa stretta tra il Parco Nazionale d'Abruzzo e il Comune di Pescasseroli. Una volta tornato in carica e constatando i danni, ho provveduto a inoltrare un ricorso al TAR, che è stato respinto in base all'intesa di cui sopra. Un ricorso al Consiglio di Stato ha ottenuto la stessa sorte. Infine anche l'Unione Europea alla quale mi sono rivolto, ha respinto il ricorso. Ricordo che al tempo dell'intesa la politica del Parco era seguita dal direttore Tassi. 

Assolutamente inesatto. Il Protocollo d’Intesa era stato sempre assiduamente seguito da Pratesi, con l’ausilio del Responsabile del Servizio Tecnico-Urbanistico, sin dall’epoca della sua prima Presidenza (1995-2000), e venne poi da lui stesso sottoscritto durante il suo secondo mandato (2000-2005). Si trattava del resto di questione di competenza del Presidente, e non del Direttore, il quale comunque gli prestava sempre, ove richiesto, la massima collaborazione. I danni lamentati vennero causati però non dal Protocollo, assai preciso e limitativo, ma dagli incredibili abusi del Comune di Pescasseroli, nella generale tolleranza ed acquiescenza di tutte le altre Autorità competenti. Con la sola eccezione dell’Ente Parco, che produsse denuncie penali (tuttora pendenti) e ricorsi, predisposti dal Direttore con l’ausilio dei Servizi Legali, e sottoscritti dal Presidente. Tali ricorsi risultavano fondati, ma vennero bloccati dalla successiva “resa totale” del Parco, nella primavera 2002, alle prevaricazioni di Pescasseroli. E’ vero che non vennero accolte le richieste di “sospensive” dell’Ente, come spesso avviene e come si può apprendere agevolmente dalla consultazione dei Siti specializzati (si veda in proposito, ad esempio, www.covoprieca.com, cliccando poi Entra, quindi Casi Covoprieca e poi Parco d’Abruzzo), ma appariva ormai quasi scontato che le ragioni del Parco sarebbero state poi riconosciute valide nei successivi giudizi di merito, anche in base alle Perizie Tecniche nel frattempo disposte (e poi mai esibite).  In conclusione, quindi, il Direttore Tassi si era strenuamente opposto agli abusi, come del resto aveva sempre fatto in precedenza. Secondo alcuni osservatori, anzi, proprio questa sarebbe stata la vera occulta ragione della sua improvvisa ed immotivata rimozione, avvenuta su fortissime pressioni politiche. Successivamente, la stessa Presidenza e la nuova Direzione hanno dichiarato chiusa la questione, avallando così di fatto tutti gli abusi. Se gli attuali Responsabili del Parco, anziché distorcere i fatti, desiderassero davvero contribuire all’accertamento della verità, dovrebbero produrre copia della Perizia Alberati e degli Accordi segreti stipulati al riguardo con il Comune di Pescasseroli nell’estate 2002, documenti finora sempre mantenuti strettamente nascosti.

 

Per quanto riguarda l'uccisione di orsi ai confini del Parco, si tratta di atti di bracconaggio, sopratutto con bocconi avvelenati, che ha coinvolto un numero piccolo (4 in tre anni) di esemplari di cui tre uccisi con il veleno distribuito dagli allevatori ai confini laziali del parco e uno di cui si è ritrovato solo il radiocollare. D'altra parte i problemi lasciati dalla precedente Direzione, con debiti fuori bilancio di molti milioni di euro e gravi mancanze amministrative, hanno causato un certo rallentamento nelle attività del parco, che ora finalmente hanno ripreso con grande slancio (si sono tra l'altro scoperti recentemente almeno 4 bracconieri, di cui due detentori dei veleni usati per uccidere gli orsi).

 La questione degli orsi è una delle più dolorose, ed anche vergognose, perché il Parco, sotto la precedente Direzione, aveva conseguito in questo campo successi notevoli (si veda quanto emerso nella Giornata Internazionale dell’Orso del 21 giugno 2001). Dopo l’imprevisto ed ingiustificato cambiamento di vertice dell’anno 2002 (allontanamento non solo del Direttore, ma anche della Vice Direttrice, forse in omaggio alla politica e allo spoil-system?), il massacro della fauna protetta è esploso nel modo più disastroso. Per ritrovare situazioni simili, ma meno devastanti, occorrerebbe tornare al periodo antecedente l’anno 1969 (allorchè non vi era alcuna Direzione) o al principio degli anni Ottanta (epoca del Susygate, dal nome di un politicante locale recentemente scomparso, che aveva  gettato fango e false accuse, poi rivelatesi del tutto infondate, contro il Direttore Tassi). In quest’ultimo triennio gli orsi uccisi o morti per cause accidentali non sono stati certamente soltanto quattro, come afferma Pratesi, ma ben più numerosi: secondo autorevoli osservatori, circa una ventina, o forse anche di più. Del resto lo stesso Parco ha ammesso che negli ultimi due anni sono state trovate le carcasse di ben 16 Orsi bruni marsicani, con un rischio per la specie definito altissimo (Di Benedetto, Il Centro, 1° maggio 2004).  Un’ équipe internazionale sta raccogliendo tutte le notizie e le prove che potrebbero in futuro confermarlo, ma che è ben strano continuino ad essere ignorate dal Parco. Incapacità, confusione, o tentativo di celare una realtà troppo drammatica e sconvolgente? Quanto all’espediente di riversare responsabilità e colpe (presunte, e finora tutt’altro che dimostrate) per eventuali debiti e problemi amministrativi sulle persone assenti, vale a dire sulla precedente Direzione, si tratta di un costume italico fin troppo noto ed abusato, perché meriti di essere confutato in questa sede. Ma all’epoca della precedente gestione, Pratesi dov’era? Non fu lui stesso per un fortunato quinquennio il Presidente, colui che ad ogni passo si fregiava dei risultati del durissimo, impopolare ed ultradecennale lavoro del Parco? Non aveva mai sentito parlare dei ripetuti “tagli finanziari” del Ministero, delle imboscate burocratiche, delle continue persecuzioni contro l’Ente mediante le più tendenziose e strumentali denuncie? Eppure in proposito aveva scritto e sottoscritto a iosa, in ogni periodico o sede istituzionale accessibile. E un giorno anche le carte più nascoste o dimenticate potrebbero tornare alla luce…

 

Il taglio autorizzato nel Vallone Tasseto di Villavallelonga riguarda, come tanti altri all'interno del Parco, gli usi civici, cioè la raccolta di legna per gli usi dei cittadini in un bosco di scarso valore naturalistico. Se non avessimo il grave deficit di cui  sopra avremmo potuto vietare il taglio indennizzando, come richiede la legge, il Comune. 

Definire il Vallone Tasseto bosco di scarso valore naturalistico significa non averlo mai visto davvero, o peggio non aver capito nulla della vera natura del Parco. Proprio da lì, mentre quel taglio veniva avviato, sono discesi i resti di uno degli ultimi poveri orsi uccisi, uno dei tanti episodi che il Parco ha tentato gelosamente di nascondere. D’altro canto un taglio analogo è stato disposto nel 2004 persino al Monte dei Quadri, sopra Civitella Alfedena, in un’area sottoposta a vincolo assoluto, per la quale il (sedicente) Direttore Generale ha ufficialmente proclamato cheovviamente tali superfici dovranno essere considerate stralciate dalla zona di riserva integrale”…

 

Tutti gli altri interventi in favore degli orsi di cui lei parla saranno organizzati in base a quanto ci dirà il gruppo di esperti che sta studiando le esigenze della specie. In tutti i casi il risarcimento dei danni, la maggiore disponibilità di cibo per gli orsi e la aumentata sorveglianza sono già in atto anche grazie agli aiuti che il WWF ha garantito al Parco in termini di volontariato, sensibilizzazione, interventi sugli alberi fruttiferi e quant'altro.

Credere che gli studi degli esperti, se e quando arriveranno a compimento, potranno risolvere l’Emergenza orso meglio della tanto deprecata vecchia gestionedel Parco è pura illusione, o atto di fede gratuita in un sistema che, senza una dinamica Direzione capace di strategie innovative e coraggiose (che ora mancano del tutto), produce non concreti risultati, ma evidenti fallimenti a catena. A dimostrare le fallacia di certe metodologie basterebbe il semplice raffronto tra il successo dell’Operazione San Francesco degli anni Settanta, e il disastro dei recenti studi miliardari sul Lupo del Pollino, dove quasi tutti gli esemplari dotati di radiocollare sono stati massacrati, nel silenzio di quanti avevano finanziato o condotto l’intervento; uno dei molteplici programmi oggi svolti nel prevalente o esclusivo interesse e benessere non certo del lupo o dell’orso, ma piuttosto del ricercatore e del politico che lo sostiene. Quanto al WWF, va riconosciuto che negli ultimi anni la sua ricerca di fondi e sponsorizzazioni per l’Orso bruno marsicano è diventata particolarmente intensa, come risulta anche dai documenti dei dissidenti interni di questa (un tempo assai apprezzata) Associazione: ma sarebbe pure molto interessante conoscere con esattezza quanta parte di tali risorse sia giunta effettivamente al povero plantigrado.

Se qualche carenza ancora si registra (vedi l'assenza del parco in alcuni stampati del Ministero) queste sono dovute sopratutto al tremendo periodo che il parco ha attraversato e dal quale sta uscendo grazie al nuovo direttore e alla compatta solidarietà di tutto il Consiglio Direttivo, in carica dal 2000 e che ha operato per riportare l'Ente alla piena legalità.

 Le carenze che si registrano quotidianamente nel Parco verranno illustrate a parte, perché l’elenco sarebbe davvero troppo lungo! Qui non si tratta soltanto di lamentare le lacune di alcuni stampati, ma la repentina scomparsa dal novero dei Parchi Nazionali d’eccellenza e dallo stesso consorzio civile, non emergendo più nella realtà attuale del Parco nessuna delle caratteristiche che lo resero,  appena pochi anni fa, “il più importante, famoso e amato dagli italiani”: creatività ed innovazione, indipendenza ed apertura, contraddittorio e dibattito, trasparenza e democrazia. Quanto al suo vantato attuale ritorno alla piena legalità”, è stupefacente come esso sia caratterizzato da una serie di fatti ed episodi a dir poco incredibili che pure, per la loro quantità, verranno narrati altrove, nella documentata storia di questa tormentata vicenda. Ci limiteremo a ricordare che tanto l’allontanamento del Direttore quanto quello della Vice Direttrice sono stati dichiarati illegittimi (si ripete: illegittimi) dai Giudici del Lavoro; che il Parco perde decine di controversie in ogni settore (mentre una volta le vinceva nel 90% dei casi); che l’Ente non ha ancora indicato, malgrado annose sollecitazioni ministeriali, la “terna” da cui estrarre il nuovo Direttore; che pur disponendo di un buon Piano del Parco (quello che per primo attuò in Italia la ben nota Zonazione, poi adottata dalla stessa Legge quadro), sta ora spendendo danaro a non finire per farne uno nuovo, che però sembra non arrivare mai… E per il momento, sarà forse meglio fermarci qui.

Spero di esserle stato chiaro.

Altrochè, più chiaro di così! Ora si capisce davvero assai meglio cosa stia avvenendo, da circa un triennio, in quello che fu un tempo il Parco Nazionale d’Abruzzo.

 

 

 

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