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LETTERA DEL 9 SETTEMBRE 2004
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----- Original Message
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> From: Fulco Pratesi <f.pratesi@wwf.it>
> To: 'Daniele Melotti' <daniele.melotti@tiscali.it>
> Sent: Thursday, September 09, 2004 7:18 PM
> Subject: R: Riscontro a Sua e-mail del 19 u.s.
>
>
> > Gentile Melotti,
> > vedo che dalla mia lunga risposta è restato fuori un chiarimento sul
> > "cruento allontanamento" di Franco Tassi.
> > La storia è lunga e complicata e, per me, molto amara. Lei saprà che
la
> mia
> > amicizia con Tassi è di vecchissima data. Abbiamo lavorato e
combattuto
> > assieme, scritto libri e viaggiato sempre assieme. Quando però, nel
> secondo
> > mandato della mia presidenza, sono arrivati pesantissime denunce
della
> Corte
> > dei Conti e del Ministero dell'Ambiente, il nuovo Consiglio
Direttivo
> > (composto da persone scelte, una ad una, da Tassi e da me e che
andavano
> > dall'on. Ceruti, creatore della Legge Quadro sui Parchi al professor
Vigna
> > Taglianti, amico d'infanzia di Tassi, al botanico professor Avena,
> > estimatore e amico di Tassi, alla dottoressa Fontana, anch'essa
amica ed
> > estimatrice, al dottor Di Benedetto, vicepresidente di Pro Natura,
> compagno
> > di Tassi in tante battaglie e da cinque sindaci tutti ben disposti
verso
> il
> > Direttore) ha deciso di nominare una commissione consigliare che
andasse
a
> > vedere i conti del Parco. Da questa e da successive e più
approfondite
> > indagini sono emerse, tra l'altro, spese fuori bilancio per circa 16
> > miliardi di lire e altre irregolarità, peraltro già segnalate dalla
Corte
> > dei Conti. Questi ed altri motivi hanno fatto decidere,
all'unanimità,
che
> > il direttore non godeva più della fiducia del Consiglio e che
pertanto
> > veniva deciso il suo allontanamento. Ora il Consiglio, il nuovo
direttor
e
> e
> > il sottoscritto stiamo cercando, con l'aiuto di un Commissario ad
acta
> > inviato dal ministero, di risalire la ripidissima china. E io
> personalmente,
> > che, fidandomi ciecamente di Tassi, ho sottoscritto tante sue
decisioni,
> > sono in ballo per molte centinaia di milioni di lire che la Corte
dei
> Conti
> > mi ha addebitato. Di tutto questo non si è voluto parlare su Panda,
anche
> > per rispetto di una persona che ha fatto parte della storia del WWF.
> > Non so se sono stato esaustivo ma sono disposto, se me lo chiederà,
a
> > fornirle altri dati e cifre.
> >
> > Cordialmente,
> > Fulco Pratesi
LETTERA
+
COMMENTI
Gentile Melotti,
vedo che dalla mia lunga risposta è restato fuori un chiarimento sul
"cruento allontanamento" di
Franco Tassi.
Anche
i meno informati sulla vicenda ritengono che i particolari rimasti
ancora nella completa oscurità siano davvero moltissimi: forse, proprio
quelli essenziali. Ma molti si chiedono se qualcuno della “stanza dei
bottoni” avrà mai il coraggio di rivelarli con sincerità… (a meno che
non intervenga la Magistratura, magari in tempi meno brevi).
La storia è lunga e complicata e, per
me, molto amara. Lei saprà che la mia amicizia con Tassi è di
vecchissima data. Abbiamo lavorato e combattuto assieme, scritto libri e
viaggiato sempre assieme. Quando però, nel secondo mandato della mia
presidenza, sono arrivati pesantissime denunce della Corte dei Conti e
del Ministero dell'Ambiente, il nuovo Consiglio Direttivo (composto da
persone scelte, una ad una, da Tassi e da me e che andavano dall'on.
Ceruti, creatore della Legge Quadro sui Parchi al professor Vigna
Taglianti, amico d'infanzia di Tassi, al botanico professor Avena,
estimatore e amico di Tassi, alla dottoressa Fontana, anch'essa amica ed
estimatrice, al dottor Di Benedetto, vicepresidente di Pro Natura,
compagno di Tassi in tante battaglie e da cinque sindaci tutti ben
disposti verso il Direttore) ha deciso di nominare una commissione
consigliare che andasse a vedere i conti del Parco .
Questa
è davvero la novità rivoluzionaria, perché si scopre un nuovo concetto
di vera “amicizia”, per la verità assai diverso da quello che noi
abbiamo avuto sempre ben impresso nel cuore. In sintesi, vuol dire
aspettare che il vostro amico sia assente perché gravemente ammalato,
cacciarlo via illegalmente dopo una vita dedicata alla “redenzione” d’un
Parco alla rovina (anni Sessanta), riversargli addosso fango e menzogne,
lasciarlo senza stipendio e liquidazione, fargli sparire le carte con
cui avrebbe potuto difendersi, mitragliarlo con una serie di ridicole
accuse (morali, disciplinari, penali ed amministrativo-contabili) in
modo da tenerlo occupato per il successivo quinquennio, garantirgli
privilegi eccezionali come la più stretta “censura” (di tutti i mezzi di
informazione) e la “damnatio memoriae” (cancellazione del
suo nome ovunque fosse scritto, e scomparsa di tutte le sue
pubblicazioni, nelle quali era racchiuso un terzo di secolo della vera
storia del Parco)… E se costoro fossero stati addirittura dei nemici,
cosa mai avrebbero potuto produrre?
Golgota, Buchenwald, Beslan?
Da
questa e da successive e più approfondite indagini sono emerse, tra
l'altro, spese fuori bilancio per circa 16 miliardi di lire e altre
irregolarità, peraltro già segnalate dalla Corte dei Conti.
La memoria inganna
ancora una volta il povero Pratesi, perché non si trattava affatto di
“spese fuori bilancio”, bensì di “spese dovute” per la pienezza,
regolarità e continuità dell’azione amministrativa (stipendi e salari,
funzionamento uffici, servizi tecnici e misure di sicurezza, servizi
legali e di sorveglianza, gestione di contributi straordinari e quant’altro),
nonché – fatto non irrilevante – per il conseguimento della autentica
“missione” del Parco (tutela di boschi, flora e fauna, indennizzi dei
danni dei predatori, campagne alimentari per la salvaguardia della
biodiversità, formazione dei giovani locali, apertura di Centri Visita
nel Lazio e nel Molise, dove erano attesi da anni, sostegno agli
interventi straordinari ed immediata attivazione dei medesimi,
volontariato nazionale ed internazionale e così via). E’ pur vero che in
alcune occasioni i costi sembravano “sfondare” i capitoli di bilancio,
ma in realtà questo squilibrio veniva provocato soltanto dagli
esasperanti ritardi (con interessi passivi conseguenti alle inevitabili
anticipazioni bancarie) e dai continui, immotivati e pesantissimi
“tagli” ministeriali. Ritardi e tagli che, all’ottobre 2001, avevano già
determinato un forzato disavanzo complessivo di oltre 15 miliardi di
vecchie lire (certificati dai Servizi competenti). Perché mai tutti
fingono ora di non rammentare questa non irrilevante circostanza?
Questi
ed altri motivi hanno fatto decidere, all'unanimità, che il direttore
non godeva più della fiducia del Consiglio e che pertanto veniva deciso
il suo allontanamento.
E’
vero, sono stati adottati reiterati provvedimenti “bulgari” di
espulsione, in assenza del Direttore e senza contraddittorio, con una
meravigliosa campagna di sostegno da parte di una stampa davvero
“indipendente”. E con inossidabile unanimità, i Responsabili dell’Ente
hanno accuratamente evitato di ottemperare ai Provvedimenti dei Giudici,
i quali ordinavano ripetutamente la “immediata reintegrazione”
dell’interessato. La Giustizia, quindi, attende ancora.
Ora il
Consiglio, il nuovo direttore il sottoscritto stiamo cercando, con
l'aiuto di un Commissario ad acta inviato dal ministero, di risalire la
ripidissima china.
Non
sarà certo un caso che il Commissario ad acta abbia già
riconosciuto e saldato una notevole parte delle spese, utilizzando fondi
speciali prontamente forniti dal Governo e dal Parlamento (anche con
l’ultima Legge Finanziaria). Se non si fosse trattato di “spese dovute”,
certamente non sarebbero mai state ritenute ammissibili. Perché Pratesi
non rende pubblici questi dati, anzichè continuare a lamentarsi soltanto
del vecchio “disavanzo” di origine ministeriale, del quale era comunque
pienamente consapevole?
E io
personalmente, che, fidandomi ciecamente di Tassi, ho sottoscritto tante
sue decisioni, sono in ballo per molte centinaia di milioni di lire che
la Corte dei Conti mi ha addebitato.
Questo
avviene quando, anziché mettere a nudo la verità, indicando i veri
colpevoli, si cerca di scaricare ogni colpa (eventuale) o responsabilità
(reale) su un comodo “capro espiatorio”, facilissimo
bersaglio perché all’epoca totalmente indifeso, e già colpito da circa
un migliaio tra denuncie, accuse, indagini, inchieste, ispezioni e
simili (ora giunte a quota 1.300, secondo la più recente statistica del
Periodico tedesco Onde=Welle), da cui è sempre uscito
completamente scagionato ed innocente. Per completezza ed esattezza: le
Decisioni sono atti di competenza del Presidente, e non del Direttore,
il quale ovviamente non poteva che limitarsi a suggerirle o a
predisporle, com’è prassi in ogni Ente del genere.
Di
tutto questo non si è voluto parlare su Panda, anche per rispetto di una
persona che ha fatto parte della storia del WWF.
Giusto,
le Organizzazioni più rispettabili coltivano sempre, ed onorano nel modo
più adeguato, la memoria di quanti hanno contribuito, in modo grande o
piccolo, alla loro storia (alla mitica “cancellazione totale”
non si dedicarono forse intensamente anche i bolscevichi di Stalin e i
nazisti di Hitler?). Ma una domanda appare inevitabile: cosa avrebbero
scritto su Panda? La versione di Pratesi, oppure anche le risposte di
Tassi?
Non so se sono
stato esaustivo ma sono disposto, se me lo chiederà, a fornirle altri
dati e cifre.
Ringraziamo,
ma riteniamo che ormai tutto sia chiaro e limpido. Si possono quindi
comprendere meglio le frasi più celebri e citate della vicenda:
“Finalmente sta tornando il sereno”(Pratesi, Il Tempo Marsica, 4
aprile 2002); “Finora il personale è stato schiacciato – dice il
Direttore - ed io voglio invece elevarlo, esaltando in ognuno la
professionalità. E soprattutto non ci dovranno essere più conflitti. Il
tutto andrà fatto nella massima trasparenza” (Di
Benedetto, Il Tempo Marsica, 24 giugno 2002).
Cordialmente,
Fulco Pratesi.
Continuate
pure così. Non solo la Giustizia, ma anche la Verità, possono attendere…
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