COSA STA ACCADENDO AL PARCO D’ABRUZZO? 

Riceviamo quasi continuamente appelli, proteste e quesiti da parte di turisti, naturalisti e visitatori che sono stati recentemente, o sono ritornati dopo parecchio tempo, al Parco Nazionale d’Abruzzo, e che sentono il bisogno di segnalare degradazione, disordine ed incapacità che caratterizzano la sua attuale conduzione, poiché non mancano tagli scriteriati, costruzioni abusive ed atti di efferato bracconaggio, mentre la sorveglianza appare più che mai lacunosa e la promozione risulta totalmente assente; viceversa, appare assai attiva l’opera di informazione a senso unico, vantando continuamente successi inesistenti, censurando ogni verità spiacevole, e soprattutto cercando di “scaricare” comodamente su altri, senza alcuno scrupolo (secondo un costume politico nazionale ben noto e largamente affermato), ogni eventuale colpa o responsabilità. Molti sono i problemi che emergono dall’esame di questi messaggi, ma poiché sentiamo il dovere di non tacere in proposito, ci limitiamo per il momento a segnalarne alcuni che ci hanno particolarmente colpito.

 1.- Abbiamo appreso che negli ultimi 3 anni vi è stata una spaventosa strage di animali protetti, e che sarebbero stati uccisi circa 20 Orsi marsicani, qualcuno sostiene addirittura molti di più. A detta dei Responsabili del Parco, invece, si tratterebbe soltanto di 4 individui. Eppure un articolo comparso su un quotidiano del versante Laziale parla di vera e propria “mattanza”, e si vocifera di bocconi avvelenati diffusi da una vicina riserva di caccia frequentata da alti personaggi politici; mentre varie testimonianze locali citano orsi ritrovati nel Lago di Barrea, raccolti in decomposizione nelle Mainarde o nella Vallelonga, assassinati alle porte dei villaggi perché deviati dalle loro abitudini da ipotetiche “esche olfattive” collocate da supposti “ricercatori” estranei al Parco, nonchè di esemplari muniti di radiocollare e poi improvvisamente scomparsi, e via dicendo… Ma perché mai nessuno rende nota e di pubblico dominio la situazione reale? Si vuole forse coprire qualcuno, oppure nascondere il totale fallimento di quella che doveva essere la prima e più vera “missione” del Parco?

 2.- Molte circostanze inducono a ritenere che l’assalto ai secolari e preziosissimi boschi del Parco stia riprendendo un po’ in sordina, ma con intenti ben chiari di sfruttamento selvaggio e di irresponsabile devastazione. Ha iniziato nel 2003 il Comune di Villavallelonga, autorizzato dall’Ente ad effettuare un taglio nel solitario Vallone Tasseto, da anni assunto in gestione dal Parco perché dimora dell’orso, ma ora incoscientemente considerato “di scarso valore naturalistico”. Nello stesso anno il Parco ha poi incitato  il Comune di Civitella Alfedena a procedere a tagli al Monte dei Quadri, in un’area destinata a protezione assoluta, proclamando spensieratamente che “ovviamente tali superfici dovranno essere considerate stralciate dalla zona di riserva integrale”:  per fortuna il Comune si è opposto, preferendo acquistare il legname altrove. E’ stata quindi la volta del Comune di Alfedena, celebre “culla della speculazione edilizia napoletana”, ben noto  per il ripetuto massacro dei propri boschi nelle aree adiacenti al Parco, oasi di bracconaggio da tempo designata dalla stampa con l’epiteto di “cuneo della morte”: infatti nel 2004 il Comune ha indetto una pubblica asta per il taglio di migliaia di faggi del Bosco Campitelli, luogo incantevole ma ormai di nuovo a rischio. Infine la degna conclusione: alla fine dello scorso anno, proprio mentre stava per proclamare con fierezza d’aver ricevuto dalla Legge Finanziaria altri 4,5 milioni di Euro (pari a circa 9 miliardi di vecchie Lire) per l’anno 2005, la Presidenza del Parco ha annunciato solennemente a tutti i Comuni interessati di “rinunciare alla gestione dei territori”, e quindi alla tutela delle foreste, aprendo così la porta allo sfacelo degli ecosistemi e alla rovina economica delle stesse Comunità locali: dato che i Comuni, privati dei canoni d’affitto loro dovuti, saranno costretti a chiudere tutte le attività ed a sospendere ogni iniziativa, riprendendo così la rapina dei boschi non più praticata da oltre un trentennio.

 3.- Emblematico tra tutti è il “caso” dello scandaloso taglio di migliaia di grandi faggi di Pescasseroli, perpetrato abusivamente nell’estate 2002 in un settore tutelato anche a livello Eurocomunitario nel cuore del Parco, per ampliare le vecchie piste sciistiche e per crearne di nuove. Non solo le prime denuncie presentate non hanno ancora avuto alcun esito, ma l’Ente non si è mai seriamente attivato nelle sedi competenti, nè risulta che abbia provveduto a costituirsi tempestivamente parte civile. Inoltre, malgrado la gravità dell’episodio, non sembra neppure che le Autorità competenti abbiano sporto ulteriori circostanziate denuncie, diffuso le perizie tecniche a suo tempo redatte, effettuato i dovuti sequestri, o adottato altri adeguati provvedimenti di propria competenza.

 Parco Nazionale d’Abruzzo, Gennaio 2005.

      Esposto sottoscritto da alcuni Gruppi di visitatori ed ospiti del Parco provenienti da Piemonte, Lombardia, Toscana, Veneto, Emilia- Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna.

 

 

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