COMUNICATO STAMPA
VERSO LA SOLUZIONE DEL “GIALLO” DEL PARCO D’ABRUZZO?
Dopo quasi tre anni di totale
confusione, forse le nebbie della vicenda Parco incominciano finalente a
diradarsi, e s’intravvede qualche squarcio di verità, sotto la lente non
fulminea, ma severa ed implacabile della Giustizia (anche se, per il
momento, gran parte della stampa italiana continua ancora a tacere).
Finiscono ora sotto
processo, imputati per diffamazione, alcuni di coloro che, mentre lo
“storico” Direttore del Parco era assente per grave malattia, gli
riversarono addosso una valanga di accuse tanto infondate, quanto
incredibili.
Martedì 25 gennaio 2005 il
GUP (Giudice dell’Udienza Preliminare) del Tribunale di Roma ha rinviato
a giudizio per diffamazione ai danni di Franco Tassi i Signori Aldo Di
Benedetto e Patrizio Javarone, imputati per aver redatto rispettivamente
un comunicato stampa ed un articolo nei quali veniva pesantemente
infangata la sua reputazione. Accusando cioè proprio lui, che per un
terzo di secolo aveva strenuamente combattuto la speculazione forestale,
e sottratto al taglio oltre 10 milioni di faggi, di essere colpevole
della rovinosa strage dell’estate 2001; sostenendo, fatto assolutamente
non vero, che Tassi fosse coinvolto nelle “responsabilità connesse
allo scempio perpetrato in conseguenza dello scellerato
protocollo d’intesa sottoscritto in data 31 marzo 2000.” E
poiché lo stesso Di Benedetto, ripetutamente interrogato dai
Carabinieri, finiva con l’ammettere che quel comunicato era stato
redatto da lui stesso e dal Presidente dell’Ente Parco Fulco Pratesi,
anch’egli certamente consapevole della ben diversa situazione reale,
potrebbero profilarsi ipotesi di reato più gravi, nonchè pesanti
risarcimenti per i danni materiali e morali provocati. Il relativo
processo si celebrerà, sempre davanti al Tribunale di Roma, il giorno 24
maggio 2005.
Un secondo giudizio per
diffamazione ai danni di Franco Tassi vede poi alla sbarra l’ex Vice
Presidente dell’Ente, ed ex Sindaco di Scanno Eustachio Gentile,
imputato di aver riportato, in una lettera inviata via telefax al
quotidiano L’Unità, espressioni diffamatorie, attribuendogli anche una
quantità di fatti assolutamente non veri, tra cui spiccano gratuite
accuse di presunti “licenziamenti di iscritti alla CGIL”(sic!),
mentre è ben noto che il Direttore, durante il periodo della sua
attività, aveva sistemato in ruolo decine di persone locali, certamente
in tempi più rapidi e quantità assai maggiore, che in qualsiasi altro
piccolo Ente comparabile. Anche questa causa si svolgerà presso il
Tribunale di Roma, il giorno 19 aprile 2005.
Roma, 25 gennaio 2005
UFFICIO STAMPA
|