COMUNICATO STAMPA  

LA CORTE DEI CONTI “ASSOLVE” LA VECCHIA GESTIONE DEL PARCO

     E’ stata recentemente emessa (ma non ancora resa nota alla opinione pubblica) una decisione molto importante della Corte dei Conti, destinata a suscitare scalpore negli ambienti interessati. Si tratta della Sentenza (668/2004, Terza Sezione Giurisdizionale Centrale, pronunciata a Roma il 24 novembre 2004 e depositata il 15 dicembre successivo) con la quale la Corte dei Conti, definitivamente pronunciando sull’annosa vicenda dell’Indennità Pensionabile (o d’Istituto) che gli Organi dell’Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo avevano esteso al Personale (di Sorveglianza e Civile) del Parco, ha assolto il Presidente e tutti i Consiglieri, compensando le spese. Decisiva è risultata la constatazione obiettiva che le Deliberazioni del 1992 e del 1995, con cui era stata stabilita tale equiparazione, risultavano orientate sulla linea seguita all’epoca dallo stesso Ministero ex-vigilante (e cioè il Ministero dell’Agricoltura e Foreste per quanto attinente al Corpo Forestale e al Personale civile della Direzione dell’Economia Montana e delle Foreste), ed ovviamente non possono quindi essere considerate illegittime.

      Quanto al Direttore Soprintendente dell’epoca, il Prof. Franco Tassi era già stato escluso da ogni eventuale responsabilità su ripetuto intervento del Procuratore Generale: in quanto il suo ruolo di Funzionario, attinente alla gestione ordinaria dell’Ente, non andava confuso con le responsabilità di indirizzo politico degli Amministratori, veri e propri Organi decisionali. E ciò malgrado Presidente e Consiglieri, per difendersi, avessero come al solito tentato in ogni modo di “scaricare” ogni colpa su di lui, impossibilitato a difendersi perchè all’epoca seriamente ammalato.

     E’ risultata quindi pienamente vincente la linea seguita dalla precedente Direzione del Parco, attraverso l’efficace e documentata difesa dell’Avv. Carlo Milana. Questo procedimento, aperto nel 1999 dalla Corte dei Conti su pressanti interventi del Servizio Conservazione Natura del Ministero dell’Ambiente, è durato ben 5 anni, ma ora la Giustizia ha finalmente trionfato. E l’esito positivo della vertenza potrebbe determinare conseguenze assai favorevoli anche per il Personale di ruolo del Parco, da circa un triennio perseguitato dalla nuova Dirigenza con ripetute richieste di restituire persino (malgrado l’opposizione dei Sindacati) tutte le Indennità erogate negli anni precedenti (sic!). Non sembra ormai che l’Ente Parco possa insistere oltre in queste vessatorie pretese, dato che tali Indennità, percepite in completa buona fede dai dipendenti, corrispondono senza dubbio a prestazioni effettivamente rese; lavorando oltre il normale orario di ufficio, nelle ore notturne e nelle festività, con turni di servizio in alta montagna, nei 25 Comuni del Parco ed oltre (perché diversamente da altri Uffici pubblici l’Ente Parco, anziché sospendere le proprie attività nei festivi, doveva intensificarle per fronteggiare il notevole successo di pubblico, anche internazionale; e perché faceva tutto il possibile per assicurare una gamma di interventi d’ogni genere, tutti di eccezionale importanza, dall’antibracconaggio alla reintroduzione del Camoscio d’Abruzzo nei Parchi Nazionali limitrofi).

     E nessuno certo ignora che era stato proprio negli Anni Novanta, e cioè nel periodo della tanto deprecata “vecchia gestione”, che il Parco Nazionale d’Abruzzo aveva raggiunto, grazie allo sforzo armonioso e corale di tutto il Personale, livelli di promozione, prestigio, autorevolezza ed efficienza difficilmente eguagliabili.

 

 

Roma,  28 marzo 2005

                                                                                UFFICIO STAMPA

 

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