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Novità - Avvistamento Lince con foto
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CITAZIONI SULLA LINCE
(Raccolta da Franco TASSI, 1991)

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Sorto
nel 1993 nell’ambito del Progetto Biodiversità, in un’epoca in
cui persino nominare il misterioso Felino poteva apparire
un’eresia, il Gruppo Lince Italia ha raccolto da oltre un
decennio le migliori energie di quanti davvero volevano
conoscere la verità su questo magnifico animale.
Pur
avendo creato una Equipe mobile ben preparata ed attrezzata, e
raggiunto in breve risultati considerevoli, il Gruppo ha dovuto
sempre fronteggiare omertà e diffidenze: e non pochi circoli
accademici hanno tentato più volte di emarginarlo, mentre
saccheggiavano a piene mani le preziose notizie faticosamente
raccolte dai suoi componenti. Per di più hanno mirato a
screditarlo, diffondendo con singolare accanimento la voce, mai
confermata da alcun riscontro obiettivo, che la Lince
appenninica sarebbe stata il frutto di non meglio individuati
“rilasci clandestini” avvenuti nella Marsica (sic!).
Dopo un
triennio di difficoltà contingenti, dovute alla drammatica crisi
del Parco Nazionale d’Abruzzo presso il quale operava, il Gruppo
si è riorganizzato nel Centro Studi-Comitato Parchi di Civitella
Alfedena, e sta ora riprendendo la propria attività con forza,
chiarezza e determinazione. Ha già raccolto una cospicua
documentazione storica, nonché circa un migliaio di segnalazioni
attuali e recenti per l’Appennino (prevalentemente centrale, ma
anche meridionale e settentrionale). Tutti elementi ritenuti
attendibili, o comunque molto interessanti.
Si
ripromette di appoggiare studi, ricerche, tesi e pubblicazioni
sull’argomento, e di favorire il completamento del Centro Lince
nel villaggiopilota del Parco, incoraggiando anche la creazione
di analoghi Centri nel Mezzogiorno d’Italia, anzitutto al
Pollino e in Aspromonte.
Ha
presentato una nota ufficiale al Convegno di Internazionale
sulla Fauna Euromediterranea tenuto ad Ischia dal 24 – 28 maggio
2003 e sta ora approfondendo le indagini sulle popolazioni
meridionali di Lince, non soltanto in Italia. Di tali
popolazioni estreme, analizza con attenzione la validità della
sottospecie italiana (apennina) e balcanica (martinoi),
mentre ricerca elementi probatori più precisi, antichi o
recenti, sul nucleo relitto segnalato del Peloponneso. Non
ritiene invece accettabili le distinzioni infrasubspecifiche
proposte per la zona delle Alpi.
Il
prossimo impegno del Gruppo Lince Italia consisterà nella
raccolta, divulgazione e pubblicazione degli Atti del
fondamentale Seminario Internazionale “Il ritorno del Lupo
cerviero” tenuto con grande successo e partecipazione al
Parco Nazionale d’Abruzzo (Pescasseroli) il 1° giugno 1991.
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ALLA
RICERCA DEL GATTOPARDO
Chiunque
disponga di segnalazioni attendibili e circostanziate relative
alla presenza (attuale o storica) nell’Appennino della Lince –
conosciuta volgarmente anche come “Lonza”, “Lupo cerviero”,
“Lupo cervino” o “Gattopardo” – è vivamente pregato di
comunicarle, nella forma più precisa e completa, al seguente
indirizzo:
PROF.
FRANCO TASSI: CENTRO STUDI - COMITATO PARCHI - 67030
Civitella Alfedena. E-mail:
buprestide@interfree.it
Delle
segnalazioni ricevute sarà tenuto conto in uno studio di
prossima pubblicazione sull’argomento, con piena citazione delle
fonti. |
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FRANCO TASSI ❋
LA
LINCE APPENNINICA, UN ALTRO FELINO MISTERIOSO |
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La Lince europea (Lynx lynx) nella sua forma
tipica dell’Europa orientale, che sta progressivamente
diffondendosi anche nell’Europa centrale. |
L a presenza della
Lince in Italia, non solo nelle Alpi occidentali ed
orientali, ma anche nell’Appennino (soprattutto
centrale) è ormai ampiamente comprovata e non può essere
posta seriamente in discussione.
Mentre però alcuni studiosi tendono a considerarla
frutto delle reintroduzioni operate con successo al di
là delle Alpi (Francia, Svizzera, ex Jugoslavia) - ciò
che non spiegherebbe comunque le presenze appenniniche -
è assai probabile che in realtà nuclei relitti assai
ridotti di tale felino, a comportamento spiccatamente
criptico, abbiano potuto conservarsi in alcune zone
montane particolarmente remote e segregate, tanto delle
Alpi occidentali ed orientali, che dell’Appennino. Una
importante monografia del Consiglio Nazionale delle
Ricerche pubblicata nel 1981 ha ignorato completamente
questa specie, escludendola dalla fauna italiana: è
assai verosimile invece che, all’epoca, la Lince fosse
presente, sia pure in numero piuttosto ridotto, nel
nostro Paese. |
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L’enigmatico volto della Lince, vero capolavoro della
Natura, emana un fascino del tutto particolare, al quale
è difficile sottrarsi Archivio Gruppo Lince Italia

Impronte di Lince alla Camosciara, 14 febbraio 1996
(Foto Pasqualino LEONE, Archivio Centro Parchi
Internazionale).

Il Capo Guardia del Parco Marco VISCI accanto alle
tracce di Lince rinvenute alla Camosciara il 14 febbraio
1996 (Foto Pasqualino LEONE, Archivio Centro Parchi
Internazionale).

Il celebre Felipardus (Gattopardo) ucciso presso
Opi nell’anno 1735, nell’ingenua, ma ben riconoscibile
raffigurazione dell’epoca.
Foto Archivio Gruppo Lince Italia

Il quadro di Paolo Veronese
"Gentiluomo con pelliccia di Lince" (1560). Pelliccia
Sicuramente attribuibile a Lince.
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Attualmente esistono prove molteplici, sicure e
concordanti dell’esistenza della Lince nel Parco
Nazionale d’Abruzzo, dove la sua consistenza viene
stimata a 2-3 coppie, mentre indizi significativi
emergono da altre zone dell’Appennino centrale, e in
parte meridionale; e più recentemente persino
dall’Appennino settentrionale. Benché ovviamente non
possano escludersi ipotesi di immissioni o liberazioni
clandestine ad opera di ignoti, la situazione obiettiva
– esemplari perfettamente selvatici, elusivi, abituati
al territorio e legati a zone particolari, in molti casi
le stesse dove la loro presenza è stata storicamente
riferita per decenni – fa propendere nettamente per la
spiegazione più ragionevole e suggestiva: vale a dire
l’effettiva sopravvivenza di piccoli nuclei relitti
originari, oggi ampiamente favoriti dalla accresciuta
salvaguardia ambientale e dalla aumentata disponibilità
di prede. Anche la creazione di Aree faunistiche della
Lince nel Parco (3 al momento attuale) ha svolto
certamente un ruolo di potente catalizzatore, mentre
spetterà agli studiosi approfondire seriamente (e non
soltanto anedotticamente) le caratteristiche
morfologiche, genetiche, etologiche ed ecologiche di
questa preziosa popolazione, presumibilmente autoctona e
già da tempo individuata dal Gruppo Lince Italia come
apennina: con elementi che vennero sinteticamente
tracciati fin dall’anno 1999, quali le dimensioni
minori, la pelliccia meno folta e più maculata, talune
peculiarità anatomiche, l’ecologia differenziata e il
comportamento più elusivo, frutto dell’adattamento ad
ambienti e climi sensibilmente diversi. Elementi tutti
che dovettero essere diffusi preliminarmente in sede
internazionale, soprattutto nell’ambito
criptozoologico, anche per il pregiudiziale rifiuto, la
palese chiusura e la evidente intrattabilità di certi
ambienti accademici italiani.
La storia della Lince in Italia, e in special modo in
Abruzzo, è avvolta nel mistero. Sul suo passato, e sullo
stesso presente, si afferma tutto e il contrario di
tutto: dove viveva un tempo? E’ tornata, sì, ma come? E
potrà restare, sopravvivere, espandersi? Hanno davvero
ragione quanti insistono nell’affermare che la Lince non
c’era mai stata nell’Appennino, e che qualcuno forse ha
voluto riportarla qui clandestinamente?
Una strana vicenda, un vero“giallo”, forse. Ma, assai
più probabilmente, un’altra “commedia all’italiana”. E’
una vicenda storica, scientifica, naturalistica ed anche
culturale ed umana che meriterebbe d’essere narrata in
ogni particolare.
Per ora, tuttavia, limitiamoci ad anticiparne qualche
sommario dettaglio. Iniziando da quanto affermava su
questo splendido gattone il più autorevole studioso del
secolo scorso, il francese Louis Lavauden, che nel 1930
pubblicò la più completa monografia sulla Lince: “Ebbene,
questo animale è stato, al contrario, completamente
misconosciuto. Esso è rimasto, per così dire,
completamente ignorato dalle popolazioni che hanno
vissuto a contatto con esso, né ha lasciato alcuna
traccia nel folklore delle nostre provincie montane. La
sua scomparsa totale ed antica dal nostro territorio è
stata affermata con singolare tenacia: e gli zoologi più
illustri hanno scritto, sulla lince, delle autentiche
enormità.”
Per i trattati ufficiali la Lince scompare dal nostro
Paese all’inizio del secolo scorso. Ma, attenzione, ci
si riferisce di solito soltanto alle Alpi, compreso il
Parco Nazionale del Gran Paradiso, di cui si conoscono e
conservano diversi esemplari impagliati. Scendendo verso
l’Appennino, per non dire nel Mezzogiorno, si piomba
nella nebbia sempre più fitta, e poi si precipita nel
buio. Nel senso che qualche notizia affiora qua e là, ma
le tradizioni venatorie meno evolute non restituiscono
prove materiali certe: del resto molte raccolte
naturalistiche sono andate distrutte, e ben pochi se ne
sono mai occupati così a fondo come l’argomento
meritava. Gli zoologi più autorevoli e competenti,
quindi, pongono sulla questione il punto finale: la
Lince, probabilmente, non è mai esistita (in epoca
storica recente) sull’Appennino, e tutte le numerose
segnalazioni si riferiscono, piuttosto, al Gatto
selvatico. Ad affermarlo è dapprima Alessandro Ghigi nel
1911 e nel 1917, ma poi Augusto Toschi ribadisce questo
concetto nel 1968. E nessuno zoologo professionista
italiano si occuperà più della questione, se non per
liquidarla con una scrollatina di spalle… E invece non è
proprio così. Ancora una volta, la realtà supera le
nostre tanto vantate conoscenze scientifiche ufficiali,
perché la presenza della Lince, sia passata che recente,
risulta ormai certissima in Abruzzo, ma assai probabile
anche in molte altre regioni, così dell’Appennino
settentrionale come di quello meridionale.
Nel Mezzogiorno, occorrerà indagare a fondo nei selvaggi
Monti di Orsomarso, nel Pollino compreso il suo versante
jonico, nella Sila e nell’Aspromonte, ed anche nelle
Serre e nella Catena Costiera. Perché è proprio da
questi territori che sono pervenute alcune delle ultime
segnalazioni più interessanti, e più che alle certezze
delle classiche ricerche accademiche, converrà affidarsi
alle raffinatissime metodologie della Critozoologia, la
scienza misconosciuta che studia gli animali più
misteriosi e meno noti.
In nome di un’ elementare verità più volte affermata:
“L’assenza di prova non è prova di assenza”…
Specialmente nel caso d’un Felino enigmatico come la
Lince appenninica.
Franco TASSI
❋ Estratto da GRANDE FAUNA
APPENNINICA, Rivista “D’Abruzzo”, n. 30, Estate 1995,
Pescara.
APENNINE LYNX, ANOTHER MISTERY CAT
I n Italy, the
presence of the Lynx in the western and eastern Alps as
well as in the Apennines (mostly central) has by now
been widely demonstrated and cannot be seriously
disputed. However, while some experts tend to consider
it as a result of the re-introduction carried on
successfully beyond the Alps (France, Switzerland,
former Yugoslavia) - a fact which would not anyway
explain its presence in the Apennines - it is likely
that vestigial nuclei of this feline, which has a
remarkably secretive behaviour, were able to survive in
mountain areas, which were particularly remote and
segregated, both in the western and eastern Alps and the
Apennines. An important study published in 1981 by the
National Research Council completely ignored this
species, excluding it from Italian fauna. Instead, it is
on the other hand plausible that the Lynx was present at
the time in this country, albeit in a quite small number.
There are multiple, much certain and coherent proof of
the present existence of the Lynx in the Park, with an
estimated 2-3 pairs, while significant evidence emerges
from other central and partly southern Apennine areas.
Although one cannot obviously exclude the hypothesis of
clandestine immission or liberation by unknown persons,
the objective situation - perfectly wild, elusive
specimens, used to the territory and linked to
particular zones, often the same ones where their
presence had been historically observed for various
decades - inclines us towards the most reasonable and
plausible explanation: that is to say the actual
survival of small original vestigial nuclei, greatly
favoured today by the improved environment protection
and the increasing availability of prey. The creation
Wildlife Areas for the Lynx in the Park (there are three
at present) has certainly played a role as a powerful “catalyst”,
while the renewal and intensification of observation and
research conducted by the Italian Lynx Group confirms
the accuracy of the data already acquired on the subject.
Future safeguard targets strive to consolidate the
strategy adopted by the Park up to now, obviously
excluding any hypothesis of re- ntroduction from outside
due to the extreme importance of this population,
presumably autochthonous, the morphological, genetic,
ethological and ecological characteristics of which
deserve to be seriously studied in depth.
❋ Reprint from BIG APENNINE FAUNA,
Rivista “D’Abruzzo”, n. 30, Estate 1995, Pescara.
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