IL “GIALLO” DEL PARCO NAZIONALE D’ABRUZZO

    POCO A POCO AFFIORA LA VERITÀ?        

         

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1999. Inaugurazione, al Palazzo Ducale di Alvito, dell’Ufficio Settore Valcomino

(molta folla e tanti applausi, ma qualcuno già tramava nell’ombra...)

Nuovi interventi della Magistratura sembrano finalmente prossimi a rivelare, a passi lenti ma sicuri, quelle misteriose verità della storia del Parco Nazionale d’Abruzzo che, da circa un triennio, giacciono avvolte nella fitta nebbia del segreto e del silenzio. Situazioni e fatti che molti ben conoscono, ma che nessuno rivela, in virtù dei tre atti classici di queste vicende: patti, baratti e ricatti.

Il Tribunale di Sulmona, in data 12 novembre 2004, ha assolto con formula piena – “perché il fatto non costituisce reato” - il Direttore del Parco Franco Tassi dalla grave accusa di calunnia, imputatagli molti anni fa per aver sporto documentata denuncia nei confronti d’un dipendente inadempiente ed assenteista. La denuncia si era resa inevitabile, dopo che l’Ente Parco era stato lungamente sommerso da lamentele ed esposti di varia provenienza, che accusavano la Direzione di acquiescenza e complicità in quella persistente inattività.

Con singolare capovolgimento della situazione, non dissimile dalla precedente vicenda della cava abusiva di Pescasseroli, la Procura della Repubblica di Sulmona non soltanto incriminava il Direttore del Parco per calunnia, ma ne richiedeva addirittura l’arresto, peraltro immediatamente bloccato dal Giudice delle Indagini Preliminari (GIP). Ciò suscitava indubbiamente notevole scalpore nella zona, e grande sconcerto a livello nazionale, conducendo ad un processo lungo e tormentato, naturalmente conclusosi con la piena assoluzione del Direttore.

Anche in questo ultimo caso del dipendente assenteista, dopo una valanga di titoli scandalistici ed un mare di pettegolezzi diffamatori, la Giustizia ha comunque fortunatamente trionfato. E si è concluso così, dopo il Susygate degli anni Ottanta, anche il cosiddetto Savyogate degli anni Novanta, lasciando spazio all’ultimo “giro di giostra”, il Pratesygate del Terzo Millennio, “probabilmente il più violento attacco mai sferrato, anche dall’interno, contro il Parco d’Abruzzo e i suoi difensori”, e tuttora in pieno corso di svolgimento.

Perché durante i suoi 33 anni di strenua difesa del Parco, Franco Tassi ha raggiunto primati ormai difficilmente eguagliabili, come il record recentemente ricordato dal periodico tedesco Die Welle (novembre 2004): quello delle 1.300 (dicesi milletrecento) vertenze da lui finora affrontate (accuse, denuncie, indagini, imputazioni, inchieste, ispezioni, processi, interpellanze, imboscate politiche e simili), dalle quali è sempre uscito definitivamente vincente.

Nel frattempo, sta prendendo finalmente corpo l’inevitabile controffensiva, che individua e poi perseguirà senza remissione alcuna protagonisti, ispiratori ed operatori di quella che è stata definita pure “la più vasta campagna di disinformazione ed opera di smantellamento del Parco” in assoluto.

La Procura della Repubblica di Roma ha infatti richiesto il rinvio a giudizio del (sedicente) Direttore del Parco Aldo Di Benedetto, e di due giornalisti locali per aver ingiustamente accusato del taglio dei 2.000 faggi (estate 2001) lo stesso Franco Tassi, il quale aveva invece profuso ogni energia per impedirlo. L’udienza preliminare dinanzi al GIP è stata fissata per il giorno 25 gennaio 2005.

Soltanto un deciso approfondimento ad opera della Magistratura potrà far conoscere la verità sulla vicenda del Parco, accertando la veridicità o meno delle inquietanti voci che circolano da tempo nella zona. Come quella, secondo cui la riunione del 22 febbraio 2002, assente il Direttore da poco operato al cuore, sarebbe stata aperta da un violento intervento di una persona rappresentante ministeriale, che avrebbe posto la questione prioritaria dell’immediata estromissione dell’interessato. Alle vivaci rimostranze di altri, che facevano rilevare come l’argomento non figurasse neppure all’Ordine del Giorno, sembra abbia fatto seguito una chiara e seccata risposta: “Io oggi debbo ritornare a Roma con la testa di Tassi in tasca…”

Ciò che sarebbe poi avvenuto effettivamente, ma soltanto nella successiva seduta del 2 marzo.

 

Villetta Barrea, autunno 2004

COMITATO DIFESA PARCHI

Via Antonio Cederna - 67030 VILLETTA BARREA (L'Aquila)

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