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GRUPPO CRIPTOZOOLOGIA

UNA NUOVA SCIENZA PER RISOLVERE ANTICHI MISTERI

alla ricerca di insetti misteriosi e nascosti

Esiste anche una Criptoentomologia, vale a dire una scienza degli Insetti nascosti? Trascurato sistematicamente tanto dalla cultura popolare come dalla ricerca scientifica più in voga, l’universo delle creature a sei zampe costituisce in realtà un campo di ricerca affascinante, immenso e in gran parte sconosciuto. Un mondo che sta già disgregandosi e scomparendo sotto il peso dell’invadenza umana, prima che ne sia stata afferrata tutta la complessità e ricchezza. Sapevate che è possibile “predire” l’esistenza di una particolare Farfalla dall’esame accurato dell’Orchidea con cui svolge un intenso rapporto di simbiosi?

Questo è lo splendido Carabo ispano (Carabus hispanus), vera gemma vivente dei Pirenei francesi. Uno dei gruppi di Insetti meglio studiati è appunto quello dei bellissimi Carabi, di cui esistono nella Regione Olartica circa un migliaio di specie. Com’è possibile, allora, che di tanto in tanto ne venga scoperta qualche nuova entità inaspettata?

I Carabi sono senza dubbio, insieme alle Farfalle, gli Insetti più ricercati, studiati e meglio conosciuti: contano circa un migliaio di specie, che abitano gli ambienti più intatti ed umidi della Regione Olartica. Come si spiega allora che una nuova specie, non certo poco vistosa, emerga di colpo dalle viscere della terra nelle montagne subdesertiche dell’Africa magrebina? Può un Longicorne, in uno dei siti più esplorati della Sicilia, svolgere l’intero ciclo vitale senza mai entrare in contatto con l’occhio del naturalista?

Può un Coleottero comparire d’incanto nelle zone tirreniche, trasportato con le sabbie del Sahara dai venti di primavera? E’ quanto si è ipotizzato per spiegare le misteriose apparizioni sulle coste italiane della Calosoma algerina     (Campalita algiricum) assai lontano dal proprio normale territorio.

Lo straordinario Carabo di Olimpia   ( Carabus olympiae), la cui storia esemplare costituisce un caso tipico di Criptoentomologia

 

 

Esistono metodi “criptozoologici” applicabili alla ricerca entomologica? Conoscete la storia dell’esploratore Wallace, che un indigeno dell’Asia tropicale mise sulle tracce di  uno dei Buprestidi più rari e inafferrabili?

 

   La Sfinge “predetta” del Madagascar (Xanthopan praedicta), la cui esistenza venne preconizzata da Charles Darwin nel 1862, sulla base della forma dell’Orchidea Angraecum sesquipedale da essa impollinata.

Una delle tante magnifiche specie di Scarabeo d’oro                  ( Plusiotis resplendens), della Costa Rica: fa parte d’un gruppo di Coleotteri Lamellicorni non solo bellissimi, ma particolarmente rari e inafferrabili, perché viventi sulla volta arborea della foresta tropicale.

                               Già i primi esploratori entomologi conoscevano l’importanza di seguire le tracce degli animali meno noti e “visibili” attraverso il contatto con le tribù indigene, come dimostra la storia esemplare del Calodema wallacei, scoperto nel secolo scorso dal celebre viaggiatore Alfred Russel Wallace, grazie al fortunato incontro con un Papua della Nuova Guinea.

Il Buprestide splendente ( Buprestis splendens), vero “gioiello” della Natura dai colori metallici brillanti, come molti altri Coleotteri eliofili e termofili, è una delle molte specie dai costumi allo stato adulto spiccatamente “acrodendrici”, legati cioè all’apice dei vecchi alberi, tanto da risultare praticamente quasi invisibile e irraggiungibile.

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