Questa originale Mostra, unica in Italia sulla vera storia naturale della fantomatica Lince, venne creata dal Gruppo Lince Italia, in collaborazione con varie Istituzioni ed Associazioni, in occasione dell'importante Seminario Naturalistico Internazionale "Il ritorno del Lupo cerviero", organizzato a Pescasseroli il 1° giugno 1991 dal Professor Franco TASSI, Direttore Soprintendente del Parco Nazionale d'Abruzzo, in collaborazione con il WWF Italia e con il Centro Studi Ecologici Appenninici; seguito poi da una affollata Manifestazione pubblica a favore della Lince, promossa a Civitella Alfedena il 2 giugno 1991 per festeggiare la sua ricomparsa nel Parco Nazionale d'Abruzzo. La Mostra è frutto dell'opera di Franco TASSI (Ideazione e Testi), Stefano MAUGERI & Alessandro BRUNO (Tavole), Marino MILOS & Alessandro TROISI (Grafica). Le Fotografie provengono dall'Archivio Centro Parchi di Roma. La veste grafica è stata rinnovata per il nuovo Centro Lince nella primavera 2005.

 

OPERAZIONE GATTOPARDO

Bentornata Lince

 

La presenza della Lince in Italia, non solo nelle Alpi occidentali ed orientali, ma anche nell’Appennino (soprattutto centrale) è ormai ampiamente comprovata e non può essere posta seriamente in discussione. Mentre però alcuni studiosi tendono a considerarla frutto delle reintroduzioni operate con successo al di là delle Alpi (Francia, Svizzera, ex Jugoslavia) - ciò che non spiegherebbe comunque le presenze appenniniche - è assai probabile che in realtà nuclei relitti assai ridotti di tale felino, a comportamento spiccatamente criptico, abbiano potuto conservarsi in alcune zone montane particolarmente remote e segregate, tanto delle Alpi occidentali ed orientali, che dell’Appen- nino. Una importante monografia del Consiglio Nazionale delle Ricerche pubblicata nel 1981 ha ignorato completamente questa specie, escludendola dalla fauna italiana: è assai verosimile invece che, all’epoca, la Lince fosse presente, sia pure in numero piuttosto ridotto, nel nostro Paese.

Attualmente esistono prove molteplici, sicure e concordanti dell’esistenza della Lince nel Parco Nazionale d’Abruzzo, dove la sua consistenza viene stimata a 2-3 coppie, mentre indizi significativi emergono da altre zone dell’Appennino centrale, e in parte meridionale.

Benché ovviamente non possano escludersi ipotesi di immissioni o liberazioni clandestine ad opera di ignoti, la situazione obiettiva - esemplari perfettamente selvatici, elusivi, abituati al territorio e legati a zone particolari, in molti casi le stesse dove la loro presenza è stata storicamente riferita per decenni - fa propendere nettamente per la spiegazione più ragionevole e suggestiva: vale a dire l’effettiva sopravvivenza di piccoli nuclei relitti originari, oggi ampiamente favoriti dalla accresciuta salvaguardia ambientale e dalla aumentata disponibilità di prede.

Anche la creazione di Aree faunistiche della Lince nel Parco (3 al momento attuale) ha svolto certamente un ruolo di potente catalizzatore, mentre la ripresa e l’intensificazione delle osservazioni e ricerche, attraverso il Gruppo Lince Italia, dà ragione della dovizia di dati ormai acquisiti in merito.

Gli obiettivi futuri di tutela mirano a consolidare la strategia finora seguita dal Parco, escludendo ovviamente ogni ipotesi di reintroduzione dall’esterno data l’estrema importanza di questa popolazione, presumibilmente autoctona, le cui caratteristiche morfologiche, genetiche, etologiche ed ecologiche meriteranno serio approfondimento.

 

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