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NINFA

Un numero crescente e vario di luoghi speciali e di siti incantevoli meritevoli del massimo amore e rispetto, a due passi da noi, è stato incluso dal Comitato Parchi, fin dall’anno 1997, nella lista dei Rifugi Naturalistici: una categoria che rappresenta la versione più sofisticata e d’avanguardia tra le Aree protette. Il primo di questi Rifugi è stato il meraviglioso Giardino di Ninfa, famoso in tutto il mondo, dove natura, storia e cultura si fondono in un insieme unico, ricco di ispirazione e fascino senza eguali. Frutto dell’amore e della dedizione delle ultime discendenti di Casa Caetani, tra cui l’indimenticabile Donna Lelia, e  del Baronetto inglese Sir Hubert Howard che fu anche Presidente di Europa Nostra, questo straordinario giardino dell’Eden ricco di verde e di acque, dove si respira un’atmosfera davvero magica, viene oggi difeso, tra difficoltà inenarrabili, da un ristretto gruppo di persone quanto mai motivate e disinteressate.

RIFUGI NATURALISTICI

Informazioni per la visita a Ninfa, possibile in determinati giorni dell’anno dalla primavera all’autunno, vanno richieste preventivamente (telefono/telefax 0773/354241). Si consiglia vivamente la visita programmata in piccoli gruppi, preferibilmente accompagnati da una Guida competente.

Tutti gli appassionati di giardini conoscono Ninfa di fama, o hanno visitato quel luogo incantevole almeno una volta.
    Ai piedi dei Monti Lepini, sul versante che si affaccia verso la pianura ove sorgevano le Paludi Pontine e da cui, nelle terse giornate invernali, possono ammirarsi le sagome del Circeo e delle Isole Pontine, con Ponza, Zannone e Palmarola in prima linea, Ninfa costituisce davvero un luogo unico dove storia e natura, paesaggio e suggestioni si fondono. E in quel “giardino romantico” per eccellenza, per un attimo il tempo si ferma e si ha davvero l’impressione di essere entrati nel segreto d’un piccolo paradiso terrestre.

 

 Frutto dell’instancabile dedizione dell’antica famiglia Caetani, e dello spirito artistico e creativo delle sue rappresentanti, che a tributo delle proprie origini eclettiche inglesi, americane ed italiane durante il secolo scorso seppero profondere sui terreni incolti e tra i ruderi di un antico borgo il meglio della flora mediterranea ed esotica, Ninfa sembra oggi uno dei più raffinati gioielli in cui ci si possa imbattere, a poco più di un’ora dalla capitale. Ed ogni approccio, visita o meditazione al suono delle sue acque scroscianti offre sensazioni nuove, suscita meraviglia, aiuta a comprendere quanto ci stiamo allontanando, nella vita di tutti i giorni, dall’armonia della natura.
     Oggi il destino di Ninfa è affidato, in virtù di precise clausole di tutela, alle cure di una Fondazione, ma soprattutto all’impegno costante di un esperto prescelto dalla stessa famiglia Caetani, Lauro Marchetti, capace di coniugare la cultura dei giardini d’eccellenza con il senso dell’ospitalità e della diplomazia. E se il verde rappresenta il riferimento di sempre, non meno essenziale è la tutela delle acque, che fortunatamente continuano a sgorgare dalle risorgive carsiche retrostanti, scorrendo fresche e cristalline ed ospitando una notevole varietà di piante e di animali.
     Il Giardino di Ninfa viene visitato ogni anno da decine di migliaia di curiosi e di appassionati, ma la loro domanda spesso eccede largamente l’offerta, ed un ambiente così delicato e fragile può talvolta rischiare d’essere soffocato anche dal troppo affetto. Per questo il Comitato Parchi propose e fece approvare, fin dai lontani anni Settanta, una oculata Zonazione, e vi istituì poi, nel 1997, il primo Rifugio Naturalistico d’Italia. L’interesse per la natura nel nostro Paese è assai cresciuto negli ultimi decenni, al punto che se una trentina d’anni fa i costi del giardino venivano sostenuti principalmente dalle attività agricole circostanti, oggi la situazione appare capovolta: e lo
stesso successo di Ninfa ha reso possibile sospendere ogni produzione contigua, restituendo prati e siepi alla libera natura… E’ così che molti visitatori potranno d’ora in avanti esplorare anche i terreni circostanti, scoprendo anzitutto l’arboreto e le praterie, ancor prima di entrare in punta di piedi negli angoli più incantevoli dell’antico borgo sul fiume.
     Accanto agli 8 ettari del giardino vero e proprio, ricco di alberi e fiori, acque e ruderi dove pulsa il respiro della storia, stanno dunque risorgendo altri 95 ettari circostanti di vera campagna, dove già da tempo daini e tassi, faine e volpi, rapaci e uccelli d’ogni genere, senza dimenticare una popolazione relitta della rara trota macrostigma, ovvero mediterranea, hanno trovato il proprio ambiente ideale.
     Ma nel disegno della nuova Ninfa si inserisce anche un’idea originale ed ambiziosa, rappresentata dal Progetto Flora Pontina, delineato fin dal lontano 1992 dal Centro Studi Ecologici Appenninici del Parco Nazionale d’Abruzzo.
     Il Progetto intendeva salvare e riprodurre molte delle entità botaniche più preziose della antica e quasi scomparsa flora delle Paludi Pontine. Si trattava di piante ormai sopravvissute soltanto in piccole isole relitte sparse qua e là, capaci di conservare testimonianze uniche della vegetazione originaria: come il Lago di Fondi, le Anse del Garigliano, i Laghi Costieri del Circeo,  i Fossi alla base dei Monti Lepini, Ausoni e Aurunci, nonchè le “Piscine” di Castelporziano, Castelfusano e Capocotta. Qui si rinvengono essenze che, al di là di decreti e proclami, godono purtroppo attualmente d’insufficiente o nulla protezione, e sembrerebbero quindi destinate a scomparire entro breve tempo. Basti pensare a piante come Osmunda regalis, Nymphaea alba, Nuphar luteum, Hybiscus palustris, Hybiscus (=Kosteletzkya) pentacarpos, Periploca graeca, Hypomaea sagittata, Tulipa silvestris, Caltha palustris e molte altre. Ma con loro meriterebbero considerazione e tutela non inferiore anche le formazioni arbustive ed arboree legate agli ambienti circumpalustri, talvolta meno tipiche ma egualmente interessanti, le quali spesso raggiungono le pendici dei massicci calcarei limitrofi: tra cui spiccano i gruppi e gli individui isolati di quercie caducifoglie di varie specie, soprattutto Quercus virgiliana, crenata e pedunculata.
     Il Progetto Flora Pontina, accolto con grande favore da tutti gli ambienti competenti e interessati, aveva però trovato qualche difficoltà pratica di attuazione. A tale rischioso ritardo sembra oggi ovviare, almeno in parte, la ricostituzione di alcuni ambienti umidi recentemente intrapresa intorno a Ninfa da parte della Fondazione.
     Si tratta di modellare 5 diversi bacini, allagando complessivamente circa 18 ettari di terreno: un laghetto più grande, di circa 6 ettari, con acque più profonde, ed altri 4 più piccoli, con acque più basse e caratteristiche diverse, simili a stagni o marcite. In breve tempo, questi specchi d’acqua stanno ricreando in miniatura l’ambiente delle antiche Paludi Pontine, e mentre negli stagni s’affollano moltitudini di uccelli limicoli, il laghetto sta diventando una formidabile attrazione per volatili d’ogni genere, anatidi, trampolieri, rapaci e persino uccelli assai poco comuni e noti come il Frullino, il Tarabusino e la Rondine rossiccia. Nessuno dubita che nei prossimi anni, grazie alla protezione assicurata, Ninfa estenderà la propria valenza ecologica da giardino elitario a Rifugio Naturalistico accessibile a molti, e soprattutto ai giovani, ampliando così le stesse basi di consenso e di solidità su cui si fonda il suo avvenire.
     Questo imprevisto “allagamento” di discrete superfici non poteva non suscitare qualche ansia e molti dubbi, soprattutto nella cultura contadina ancora pervasa dallo spettro delle paludi portatrici dell’antica malaria. E così nei centri più vicini della Piana Pontina, come ad esempio a Cisterna, si era paventata un’invasione di zanzare, fortemente temuta data l’attuale crescente invadenza estiva di questo fastidioso animaletto.
     L’esperienza concreta ha invece dimostrato – e quale naturalista avrebbe potuto dubitarne? – che un territorio sano e una natura equilibrata rappresentano una realtà ben diversa da quella dei suburbi urbani invasi da rifiuti e pieni di acque stagnanti, capaci di favorire il proliferare di ratti e cornacchie, mosche e zanzare. Intorno ai Laghi di Ninfa, la scorsa estate, sarebbe stato difficile scovare anche pochi singoli individui di zanzara. E perché mai, si chiedevano sbalorditi i visitatori esterni e gli abitanti locali? La risposta era molto semplice: bastava indicare le numerose Rondini che passavano di continuo in voli sfreccianti alla ricerca di prede, cui subentravano al crepuscolo squadriglie di onnipresenti Pipistrelli… Ed anche questi volatili, per afferrare le zanzare, dovevano faticare non poco: perché assai prima di loro, nelle acque dei bacini umidi, a divorare le larve delle zanzare avevano efficacemente provveduto legioni di piccolissimi pesciolini assai utili, le Gambusie. In questo caso, le salvatrici non erano però ritornate da sole, ma erano state saggiamente introdotte per ricostituire l’equilibrio ecologico.
     Una Ninfa nuova, dunque, che non solo merita una visita attenta, ma suscita intense riflessioni sul corretto rapporto che dovrebbe legare l’uomo alla natura.
     E dove non si può fare a meno di sentire rieccheggiare le auliche espressioni di Ferdinando Gregorovius:

”Questa squisita Ninfa è la più meravigliosa favola della storia e della natura che io abbia mai visto al mondo”

Roma, 15 febbraio 2005                                       Margherita Martinelli



ILLUSTRAZIONE: La bellissima immagine sopra di Ninfa in primavera può essere liberamente riprodotta, purchè riportando fedelmente questa citazione: Foto Archivio Centro Parchi – Elisabeth Andersson.


© 2005

 

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