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Frutto
dell’instancabile dedizione dell’antica famiglia Caetani, e
dello spirito artistico e creativo delle sue rappresentanti, che
a tributo delle proprie origini eclettiche inglesi, americane ed
italiane durante il secolo scorso seppero profondere sui terreni
incolti e tra i ruderi di un antico borgo il meglio della flora
mediterranea ed esotica, Ninfa sembra oggi uno dei più raffinati
gioielli in cui ci si possa imbattere, a poco più di un’ora
dalla capitale. Ed ogni approccio, visita o meditazione al suono
delle sue acque scroscianti offre sensazioni nuove, suscita
meraviglia, aiuta a comprendere quanto ci stiamo allontanando,
nella vita di tutti i giorni, dall’armonia della natura.
Oggi il destino di Ninfa è affidato, in virtù di precise
clausole di tutela, alle cure di una Fondazione, ma soprattutto
all’impegno costante di un esperto prescelto dalla stessa
famiglia Caetani, Lauro Marchetti, capace di coniugare la
cultura dei giardini d’eccellenza con il senso dell’ospitalità e
della diplomazia. E se il verde rappresenta il riferimento di
sempre, non meno essenziale è la tutela delle acque, che
fortunatamente continuano a sgorgare dalle risorgive carsiche
retrostanti, scorrendo fresche e cristalline ed ospitando una
notevole varietà di piante e di animali.
Il Giardino di Ninfa viene visitato ogni anno da decine di
migliaia di curiosi e di appassionati, ma la loro domanda spesso
eccede largamente l’offerta, ed un ambiente così delicato e
fragile può talvolta rischiare d’essere soffocato anche dal
troppo affetto. Per questo il Comitato Parchi propose e fece
approvare, fin dai lontani anni Settanta, una oculata Zonazione,
e vi istituì poi, nel 1997, il primo Rifugio Naturalistico
d’Italia. L’interesse per la natura nel nostro Paese è assai
cresciuto negli ultimi decenni, al punto che se una trentina
d’anni fa i costi del giardino venivano sostenuti principalmente
dalle attività agricole circostanti, oggi la situazione appare
capovolta: e lo
stesso successo di Ninfa ha reso possibile sospendere ogni
produzione contigua, restituendo prati e siepi alla libera
natura… E’ così che molti visitatori potranno d’ora in avanti
esplorare anche i terreni circostanti, scoprendo anzitutto l’arboreto
e le praterie, ancor prima di entrare in punta di piedi negli
angoli più incantevoli dell’antico borgo sul fiume.
Accanto agli 8 ettari del giardino vero e proprio, ricco di
alberi e fiori, acque e ruderi dove pulsa il respiro della
storia, stanno dunque risorgendo altri 95 ettari circostanti di
vera campagna, dove già da tempo daini e tassi, faine e volpi,
rapaci e uccelli d’ogni genere, senza dimenticare una
popolazione relitta della rara trota macrostigma, ovvero
mediterranea, hanno trovato il proprio ambiente ideale.
Ma nel disegno della nuova Ninfa si inserisce anche un’idea
originale ed ambiziosa, rappresentata dal Progetto Flora Pontina,
delineato fin dal lontano 1992 dal Centro Studi Ecologici
Appenninici del Parco Nazionale d’Abruzzo.
Il Progetto intendeva salvare e riprodurre molte delle
entità botaniche più preziose della antica e quasi scomparsa
flora delle Paludi Pontine. Si trattava di piante ormai
sopravvissute soltanto in piccole isole relitte sparse qua e là,
capaci di conservare testimonianze uniche della vegetazione
originaria: come il Lago di Fondi, le Anse del Garigliano, i
Laghi Costieri del Circeo, i Fossi alla base dei Monti Lepini,
Ausoni e Aurunci, nonchè le “Piscine” di Castelporziano,
Castelfusano e Capocotta. Qui si rinvengono essenze che, al di
là di decreti e proclami, godono purtroppo attualmente
d’insufficiente o nulla protezione, e sembrerebbero quindi
destinate a scomparire entro breve tempo. Basti pensare a piante
come Osmunda regalis, Nymphaea alba, Nuphar luteum, Hybiscus
palustris, Hybiscus (=Kosteletzkya) pentacarpos, Periploca
graeca, Hypomaea sagittata, Tulipa silvestris, Caltha palustris
e molte altre. Ma con loro meriterebbero considerazione e tutela
non inferiore anche le formazioni arbustive ed arboree legate
agli ambienti circumpalustri, talvolta meno tipiche ma
egualmente interessanti, le quali spesso raggiungono le pendici
dei massicci calcarei limitrofi: tra cui spiccano i gruppi e gli
individui isolati di quercie caducifoglie di varie specie,
soprattutto Quercus virgiliana, crenata e pedunculata.
Il Progetto Flora Pontina, accolto con grande favore da
tutti gli ambienti competenti e interessati, aveva però trovato
qualche difficoltà pratica di attuazione. A tale rischioso
ritardo sembra oggi ovviare, almeno in parte, la ricostituzione
di alcuni ambienti umidi recentemente intrapresa intorno a Ninfa
da parte della Fondazione.
Si tratta di modellare 5 diversi bacini, allagando
complessivamente circa 18 ettari di terreno: un laghetto più
grande, di circa 6 ettari, con acque più profonde, ed altri 4
più piccoli, con acque più basse e caratteristiche diverse,
simili a stagni o marcite. In breve tempo, questi specchi
d’acqua stanno ricreando in miniatura l’ambiente delle antiche
Paludi Pontine, e mentre negli stagni s’affollano moltitudini di
uccelli limicoli, il laghetto sta diventando una formidabile
attrazione per volatili d’ogni genere, anatidi, trampolieri,
rapaci e persino uccelli assai poco comuni e noti come il
Frullino, il Tarabusino e la Rondine rossiccia. Nessuno dubita
che nei prossimi anni, grazie alla protezione assicurata, Ninfa
estenderà la propria valenza ecologica da giardino elitario a
Rifugio Naturalistico accessibile a molti, e soprattutto ai
giovani, ampliando così le stesse basi di consenso e di solidità
su cui si fonda il suo avvenire.
Questo imprevisto “allagamento” di discrete superfici non
poteva non suscitare qualche ansia e molti dubbi, soprattutto
nella cultura contadina ancora pervasa dallo spettro delle
paludi portatrici dell’antica malaria. E così nei centri più
vicini della Piana Pontina, come ad esempio a Cisterna, si era
paventata un’invasione di zanzare, fortemente temuta data
l’attuale crescente invadenza estiva di questo fastidioso
animaletto.
L’esperienza concreta ha invece dimostrato – e quale
naturalista avrebbe potuto dubitarne? – che un territorio sano e
una natura equilibrata rappresentano una realtà ben diversa da
quella dei suburbi urbani invasi da rifiuti e pieni di acque
stagnanti, capaci di favorire il proliferare di ratti e
cornacchie, mosche e zanzare. Intorno ai Laghi di Ninfa, la
scorsa estate, sarebbe stato difficile scovare anche pochi
singoli individui di zanzara. E perché mai, si chiedevano
sbalorditi i visitatori esterni e gli abitanti locali? La
risposta era molto semplice: bastava indicare le numerose
Rondini che passavano di continuo in voli sfreccianti alla
ricerca di prede, cui subentravano al crepuscolo squadriglie di
onnipresenti Pipistrelli… Ed anche questi volatili, per
afferrare le zanzare, dovevano faticare non poco: perché assai
prima di loro, nelle acque dei bacini umidi, a divorare le larve
delle zanzare avevano efficacemente provveduto legioni di
piccolissimi pesciolini assai utili, le Gambusie. In questo
caso, le salvatrici non erano però ritornate da sole, ma erano
state saggiamente introdotte per ricostituire l’equilibrio
ecologico.
Una Ninfa nuova, dunque, che non solo merita una visita
attenta, ma suscita intense riflessioni sul corretto rapporto
che dovrebbe legare l’uomo alla natura.
E dove non si può fare a meno di sentire rieccheggiare le
auliche espressioni di Ferdinando Gregorovius:
”Questa squisita Ninfa è la più meravigliosa favola della storia
e della natura che io abbia mai visto al mondo”
Roma, 15 febbraio 2005
Margherita Martinelli
ILLUSTRAZIONE: La bellissima immagine
sopra di Ninfa in primavera
può essere liberamente riprodotta, purchè riportando fedelmente
questa citazione: Foto Archivio Centro Parchi – Elisabeth
Andersson. |