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PARCO D'ABRUZZO / TASSI
COMITATO PARCHI
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UNA DOPO L’ALTRA,
CADONO LE ACCUSE CONTRO TASSI SUPERATA ORMAI QUOTA 1.5OO: UN
RECORD IMBATTIBILE!
Con una Sentenza in data
23 marzo 2006 del Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale
di Sulmona Dottor Massimo De Cesare, il Direttore “storico” del
Parco Nazionale d’Abruzzo, assistito dagli Avvocati Alessandro
Vannucci del Foro di Roma e Angela Pagliaro del Foro di Sulmona, è
stato completamente assolto da una delle ennesime accuse che gli
erano state rivolte in passato, “perché il fatto non sussiste”.
Questa volta l’accusa riguardava alcuni particolari della
importante “Missione USA 1998”, che si svolse nel maggio di quell’anno
a conclusione dei lunghi festeggiamenti per il 125° Anniversario
dell’istituzione del famoso Parco Nazionale di Yellowstone
(1872-1997), il “padre” di tutti i Parchi del mondo. Invitato
ufficialmente dal Governo USA a rappresentare a Bozeman, nella
sede dell’Università del Montana, la realtà del Parco Nazionale
d’Abruzzo e dei Parchi italiani, il Direttore aveva voluto formare
una Delegazione comprendente anche il Presidente, il Vice
Direttore e un altro Collaboratore, allo scopo di porre le basi
d’un Accordo internazionale tra i due Parchi, per l’importante
Alleanza che si sarebbe poi sviluppata l’anno successivo, allorché
il Direttore Soprintendente del Parco di Yellowstone Michel Finley
ricambiò con calore la visita venendo ospite in Italia. Nessun
Parco europeo era mai assurto in precedenza a tale livello, e
l’iniziativa, se contribuì ulteriormente all’apprezzamento per
l’Abruzzo, dovette sicuramente dispiacere a qualcuno, perché ben
presto si scatenarono le solite abusate polemiche. Tra gli
strascichi venuti alla luce otto anni dopo (!), emergeva anche
l’accusa di non aver fornito agli Organi di controllo adeguati
chiarimenti in proposito. Una delle tante accuse destinate a
cadere ben presto, dato che il Collegio dei Revisori dei Conti
aveva potuto attingere all’Archivio tutti gli elementi informativi
necessari, e qualsiasi critica, malevolenza o insinuazione
(elementi ormai costanti, se non dominanti, nelle vicende del
Parco più antico del “bel Paese”) avrebbe potuto e dovuto essere
spazzata via immediatamente. Con questa nuova assoluzione, non
soltanto il castello delle accuse e calunnie contro Franco Tassi
continua a sgretolarsi: ma viene ormai nettamente superata la
fatidica “quota 1.500” nella interminabile serie di procedimenti
che, un giorno dopo l’altro, hanno immancabilmente accompagnato,
per quasi un quarantennio, la faticosissima opera di “redenzione”
del Parco. Come nei casi precedenti, anche questa volta
l’inquisito permanente era innocente, ma la voce del popolo e dei
salotti romani lo aveva già condannato senza appello. Interpellato
in proposito, mentre si recava di fretta altrove (verso altri
processi?), l’interessato ha rilasciato soltanto questa breve
dichiarazione: “Quando qualcuno scriverà un giorno la vera storia
del Parco d’Abruzzo, si scoprirà che tutti insieme, compresi i
suoi maggiori beneficiari, si sono affannati per anni ed anni a
ostacolarlo, svilirlo e distruggerlo. E forse ormai ci sono
riusciti…” Ma alle domande sulla “telenovela” delle sue
incredibili “avventure giudiziarie” ha risposto in modo più
telegrafico, promettendo: “Vi manderò presto la traduzione di una
interessante intervista rilasciata proprio ieri ad un importante
giornale straniero!”. E ha salutato. Roma, 23 marzo 2006
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