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Dopo mesi di resistenze, pretesti e
rinvii, il (sedicente) Direttore Generale del Parco
d'Abruzzo deve, su intimazione dei
Legali di Franco Tassi e sotto lo stretto controllo dei
Carabinieri e dell'Ufficiale
Giudiziario, riaprire l'appartamento di servizio del Direttore
"storico" assente, e quindi
restituirglielo.
Durante la malattia di Tassi, la
sua abitazione era stata abusivamente aperta e visitata più volte:
nonché, fatto ancor più grave, ne era stata sostituita
arbitrariamente la
serratura. Al suo rientro Tassi, che fruiva dell'appartamento di
servizio a pagamento e con
regolare contratto, svolse un'attenta verifica e dovette constatare
che molti oggetti di valore
e documenti importanti risultavano scomparsi. Mancavano in
particolare raccolte di atti, decisioni e deliberazioni, titoli di
spesa ed oggetti di arredamento, nonché
tutto il più importante materiale
di prova, indispensabile per difendersi dalla valanga
di false accuse e di gratuite
calunnie riversategli addosso proprio mentre, assente e
gravemente indisposto, non sarebbe
stato comunque in grado di difendersi.
Si trattò,
peraltro, soltanto d'un atto nella lunga telenovela detta il
"golpe", ovvero
il
"giallo" del Parco, e forse non rappresentò neppure l'episodio più
rivoltante: perché
dopo 33
anni di strenuo quanto rischioso impegno in difesa della Natura,
Franco Tassi
era stato
estromesso dal Parco con pretesti a dir poco grotteschi, proprio nei
giorni in
cui stava
subendo un serio intervento cardiochirurgico, per una malattia da
tempo contratta per cause di servizio e poi lungamente trascurata
per le stesse ragioni.
Roma - Parco Nazionale d'Abruzzo,
estate 2004
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