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GRUPPO CRIPTOZOOLOGIA

UNA NUOVA SCIENZA PER RISOLVERE ANTICHI MISTERI

alcune importanti scoperte nel secolo scorso

OKAPIA (Okapia johnstoni)

L’incredibile capacità di un animale grosso e vistoso di sfuggire per lungo tempo all’attenzione degli osservatori occasionali - attraverso un comportamento elusivo e criptico, e un mimetismo particolarmente efficace se associato alla totale immobilità - trova esemplare dimostrazione in questo singolare mammifero, che era perfettamente conosciuto dai nativi, ma che la nostra scienza ufficiale non riconobbe che all’inizio di questo secolo, dopo centinaia di anni di esplorazioni nel cuore del continente nero. Per la sua storia straordinaria e illuminante, questo “animale misterioso”, oggi pacificamente accettato dal mondo accademico, è stato prescelto come simbolo del Gruppo Criptozoologia Italia.

CALAMARO GIGANTE (Architeuthis dux)

L’esistenza di questo enorme mollusco cefalopodo decapode è stata a lungo contestata dalla scienza, ma viene ormai universalmente accettata dopo la sua descrizione a opera dello scienziato danese Johan Steenstrup nel 1857. Si tratta d’un vero gigante che può pesare oltre 250 chili e misurare fino a 22 metri dall’apice del corpo alla punta dei tentacoli (e forse, negli abissi marini, ancor di piú). Altre specie simili sono state scoperte piú tardi, e le impronte del becco di enormi calamari, rinvenute sulla cute del capodoglio loro eterno nemico, non evocano soltanto titaniche lotte a oltre un chilometro di profondità, ma suggeriscono l’esistenza di altre specie sconosciute ancor piú gigantesche.

e di questo secolo

PECARI GIGANTE DEL CHACO (Catagonus wagneri)

Conosciuta in precedenza solo allo stato fossile, e considerata quindi estinta da almeno 20 mila anni, questa terza specie di pecari è stata riscoperta vivente nel 1975, nella desolata e impenetrabile macchia del Gran Chaco tra Paraguay, Bolivia e Argentina, dove era perfettamente nota agli indigeni come “taguà” e veniva correntemente cacciata per la carne. La notevole somiglianza con le altre due specie di pecari ben più diffuse e conosciute, unita a una certa disattenzione da parte degli studiosi, aveva fatto sì che questo animale, grande e vistoso, sfuggisse per molto tempo agli annali della zoologia.

GECO DI OTAGO (Hoplodactylus delcourti)

Nel 1986, studiando un rettile conservato da oltre un secolo nel Museo di Storia Naturale di Marsiglia, due zoologi hanno scoperto questo geco gigante della Nuova Zelanda, nuovo per la scienza, che con la sua lunghezza di oltre 62 centimetri risulta la più grande specie di geco mai vissuta sulla Terra. Successive indagini hanno dimostrato che gli indigeni Maori conoscevano già questo animale, al quale attribuivano il nome di Kawea

ELEFANTE PIGMEO

(Loxodonta pumilio)

Quasi a confermare la regola per cui non sempre gli animali di notevoli dimensioni sono quelli meglio noti e studiati, l’Elefante pigmeo, descritto fin dal 1906 ma poi per lungo tempo confuso, misconosciuto e rinnegato, viene oggi finalmente riabilitato come specie nana assai elusiva della giungla equatoriale africana, dalle abitudini peculiari e nettamente distinta non solo dai grossi elefanti di savana, ma anche da quelli della foresta, con cui non si mescola nè si ibrida mai.

   

PSEUDORICE DEL VIETNAM (Pseudoryx nghetinhensis)

Una delle più sorprendenti scoperte recenti, descritto ancor prima di essere osservato vivente, sulla base dei reperti dell’esploratore-protezionista John Mac Kinnon, dell’Asian Bureau for Conservation .

 

MEGAMOUTH,

(Megachasma pelagios)

Questo squalo “pelagico”, vale a dire di profondità, ha vissuto negli oceani totalmente ignorato fino a una quindicina di anni fa, malgrado le cospicue dimensioni (lunghezza intorno ai 4 metri, peso oltre i 6 quintali). Il primo esemplare è stato pescato per caso al largo delle Isole Hawaii nel 1976, e poi descritto zoologicamente nel 1983. Una seconda cattura ha avuto luogo al largo dell’isola di Santa Catalina, in California, nel 1984, mentre un terzo individuo è stato trovato spiaggiato sulla costa dell’Australia nel 1988. Varie altre catture si sono poi registrate negli Oceani anche negli anni successivi.

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