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Nessun altro
albero meglio dell’Olivo (Olea europaea) riunisce in sé
la storia e il paesaggio, l’equilibrio e la forza della vita
mediterranea. Albero degli dei, diffuso un tempo attorno alle
coste e nell’entroterra del “mare nostro”, prezioso dono giunto
dall’oriente per Atene e la Magna Grecia, esteso poi a tutte le
terre prossime dai popoli confinanti. Pianta capace di offrire
ombra e suggestione, cibo e unguento, con turgidi frutti e
fogliame argenteo e cangiante, con legno contorto e consistente,
e perfino luce splendente attraverso l’olio delle lampade e dei
lampioni, non per nulla detto “lampante”. Presagio di pace dopo
la tempesta, perché la colomba che annunciò a Noè la fine del
diluvio universale recava nel becco, appunto, un ramoscello
d’olivo. Ma simbolo anche di vittoria, onore e trionfo se è vero
che, come narra Erodoto, la corona d’Olivo rappresentava
l’ambitissimo premio per i vincitori delle Olimpiadi. Capace di
sopravvivere in luoghi aspri e aridi, soccombendo soltanto alle
estreme gelate cicliche: felice di ospitare intorno a sé
corteggi di erbe e fiori variopinti, con torme di irrequieti
insetti inseguiti da uccelli vaganti, vero campionario
dell’autentica biodiversità mediterranea. Ricco di tesori e
segreti, tra cui l’indecifrabile longevità testimoniata nei
tronchi pittoreschi, irregolari e contorti e nelle profonde
cavità che narrano una storia plurimillenaria: dalle prime
coltivazioni preistoriche alla successiva ramificazione in
centinaia di diverse forme e varietà…
Ritornando indietro nel passato,
quest’olivo avrebbe davvero molte cose da raccontarci: come la
sua lontana origine dalla flora terziaria subtropicale e la
nascita dall’incrocio tra forme sudsahariane e nordafricane, i
cui sparuti superstiti possono ancora ricercarsi tra le montagne
del Sahel e del Tassili. Se il nostro attuale Olivo coltivato
(sativa) derivi dall’Olivastro selvatico (oleaster),
o se sia vero piuttosto il contrario, e cioè che quest’ultimo
sia discendente inselvatichito del primo, costituisce un
singolare dilemma botanico che ricorda assai da vicino
l’amletico dubbio se sia nato prima l’uovo, o la gallina. Quel
che appare indubbio, comunque, è che al momento del massimo
splendore l’Olivo è stato il sovrano tra gli alberi (olea
prima omnium arborum est), quello rappresentato nelle
antiche monete di Crotone e il venerato padre della celebre
dieta mediterranea, tra tutte la più sana. Un padre che ha
saputo generare e diffondere oltre 500 milioni di discendenti
nell’Europa meridionale, trovando culla ideale in quell’Italia
mediterranea che fu per lungo tempo capace di assicurare almeno
un quarto della produzione mondiale: con un olio detto “oro
verde”, senza dubbio tra tutti il migliore, e il più celebrato.
Franco Tassi |