Conservazione e innovazione per i parchi del mondo. L'esempio dell'Abruzzo.

Ecco quindi le principali idee vincenti, in apparenza rivoluzionarie ma in realtà fondate sempre sulla conservazione della natura e dell’ambiente, che come è noto rappresenta in ogni tempo e luogo l’obiettivo primario di un parco nazionale. Va pure premesso che, per quanto paradossale possa apparire, la più basilare innovazione fu, nel momento della ripresa del Parco, la pura e semplice riscoperta delle leggi esistenti, rimaste per decenni trascurate e dimenticate come spesso avviene in Italia: dove anziché applicare le norme vigenti, si tende sempre ad invocarne di nuove, finendo così inevitabilmente in un labirinto inestricabile aggravato sia da inerzia e ostilità, sia da litigiosità e cavillosità, dei soggetti coinvolti.
La prima innovazione fu passare, in modo non solo declamato ma concreto e operativo, dalla radicale contrapposizione tra tutela assoluta (impossibile in aree antropizzate e abitate) e anarchia totale (dilagante in ogni angolo del Paese, tra sanatorie e condoni) al metodo dell’assetto territoriale basato sulla zonazione, e cioè sulla conservazione graduata del patrimonio naturale, con uso sostenibile, compatibile e durevole dlle sue risorse, in rapporto ad una armonica visione della possibile convivenza pacifica tra uomo e natura.
La seconda innovazione riguardò la rivalutazione dei centri abitati del Parco, o ad esso contigui, non più considerati come escrescenze e metastasi da tener fuori del Parco, ma come elementi dinamici da innestare nella viva realtà di un’Area protetta, viva e funzionante: tenendo ben presente che il destino della natura dipende anche dalla cultura dei gruppi sociali legati al territorio, da cooptare nella comprensione, e poi nella gestione responsabile dell’ambiente.
La terza innovazione è consistita nel coinvolgimento diretto e indiretto dei giovani, sia locali che esterni, nella vita del Parco: non solo con impieghi permanenti e temporanei, ma anche con volontariato, cooperative, piccole imprese e continue attività culturali, aprendo la strada a nuove iniziative valide come esempi-pilota, ben presto oggetto di attenzione ed imitazione.
La quarta innovazione ha puntato sulla risorsa Parco come meta di suggestione e attrazione per il moderno ecoturismo responsabile, che rappresenta il segmento in più rapida e costante crescita del turismo: il quale, come è noto, rappresenta oggi la più importante industria a livello mondiale.
La quinta innovazione ha tentato di imprimere alla conduzione del Parco lo spirito e i metodi della managerialità più aperta e avanzata, con interventi capaci di stimolare il senso di appartenenza nel personale e nella gente locale, animando comunità altrimenti passive, suscitando sana competizione e costante ricerca di miglioramento: con eventi collettivi e riconoscimenti individuali, rivalutazione della memoria storica e progressivo autofinanziamento, apertura e totale trasparenza su ogni aspetto positivo o negativo della vita del Parco.
Il risultato di queste strategie è stato, nel cosiddetto “periodo d’oro” della vita del Parco e delle collettività ad esso collegate, un motivato impegno di tutte le parti in causa per una missione comune riconosciuta vantaggiosa: arricchita da flussi crescenti di ecoturismo capaci di assicurare costante ecosviluppo. Tali flussi, provenienti dalle zone forti (metropolitane, industriali e terziarie) verso le zone deboli (agricole, naturalistiche e turistiche) hanno assicurato al territorio non solo apporti economici (spesa ecoturistica e indotto), ma anche sociali (contatti ripetuti tra città e campagna, litorale e montagna, Paesi stranieri e vita locale) e certamente culturali (circolazione di idee, viva discussione e confronto).
In questo modo al dilagare dei conflitti può sostituirsi una crescente collaborazione – come dimostra la moderna ed evoluta strategia che va sempre più affermandosi: “cooperation, not confrontation”. E la vera conservazione dalla natura (non declamata e virtuale, ma stabile e rigorosa) può armonizzarsi con qualità della vita e benessere, civiltà culturale e armonia sociale: vera prosperità futura non solo per le zone montane interne, ma per l’intero Paese.




