Fin dall’inizio della “redenzione” del Parco Nazionale d’Abruzzo, e cioè dagli albori degli anni Settanta, prese corpo un nucleo operativo d’avanguardia dedicato alla ricerca ecologica e naturalistica applicata, il Centro Studi Ecologici Appenninici, poi ufficialmente riconosciuto nel 1972 come “branca scientifica del Parco Nazionale d’Abruzzo”.

Al Centro Studi spetta il merito indiscusso d’aver svolto e promosso, oppure coordinato ed assistito, le prime ricerche moderne sull’Orso marsicano, sul Lupo appenninico, sul Camoscio d’Abruzzo e su molti altri animali, nonché le più importanti “operazioni integrate” (vale a dire, multidisciplinari, con immediati effetti pratici positivi) su queste ed altre specie, non soltanto zoologiche ma anche botaniche. Fino a culminare nel Progetto Biodiversità, che alla data dell’anno 2002 aveva già censito nel territorio del Parco e del Pre-Parco circa 8.500 entità faunistiche e floristiche, la miglior conferma della grande ricchezza e varietà degli ecosistemi tutelati. Inaspettatamente, al principio del 2003 il Centro Studi è stato di fatto eliminato dall’Ente per motivi tuttora incomprensibili, con il concreto pericolo che il suo prezioso patrimonio di ricerche ed esperienze andasse disperso. Un rischio per il momento fortunatamente scongiurato, dato che ora quella vasta opera trentennale viene proseguita volontaristicamente da Franco Tassi e dai suoi collaboratori, anche nell’ambito del Progetto Piccole Faune.

Ma sul piano pratico e concreto uno dei maggiori meriti storici del Centro Studi è stato proprio quello di sostenere e realizzare il ritorno del Cervo nell’Appennino centrale, un obiettivo attuato con notevole impegno e successo, nell’ambito del rilancio del Parco, a partire dal lontano anno 1972.